Giovanni Parigi
La cronologia di Dio. Quando la Bibbia gioca con i numeri

22 giugno 2013

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Questo studio non vuole dimostrare che una nuova cronologia biblica è possibile, ma solo evidenziare che le varie tessere cronologiche disperse nell’AT e nel NT appartengono a un puzzle con cui è possibile ricostruire un lato nascosto del volto di Gesù. Rispettando le regole del gioco, prima ricostruiremo la cornice neotestamentaria, poi collocheremo le singole tessere disperse nell’AT per ottenere quell’immagine campione con cui gli autori biblici hanno voluto farci giocare. Perciò nella prima parte ci occuperemo della genesi di questa nuova cronologia, affrontando nella prima parte i problemi strettamente cronologici, compreso quelli rilevati dagli studiosi, nella seconda invece applicheremo le conclusioni cui siamo giunti per dare nuova luce ad alcune pagine bibliche.

Credo sia opportuno dare al lettore alcuni consigli prima di sedersi e cimentarsi con il puzzle: non fermatevi all’apparente debolezza delle ipotesi iniziali, ma procedete dritti verso le sorprendenti verifiche. Inoltre, se durante la lettura dovesse esservi difficile ricordare le date più importanti, potete sempre consultare la tabella cronologica di sintesi in calce. Infine, sebbene questo studio si allontani molto dalle conclusioni dell’esegesi cattolica, tenete conto però che ne utilizza i testi delle citazioni.

Parte prima

1 La genesi di una nuova tabella cronologica dei re di Giuda e Israele.

Partiamo dallo stabilire l’anagrafe di Gesù spigolando nelle Scritture. Il primo passo consiste nel prendere in considerazione i versetti evangelici che ci dicono indirettamente l’età di Cristo: “Non hai cinquanta anni e dici di aver conosciuto Abramo” (Gv. 8,57) e “Ci sono voluti quarantasei anni per costruire il tempio e tu dici che lo ricostruirai in tre giorni”. Ma Lui parlava del tempio del suo corpo” (Gv. 2,20-21). Da questi due versetti il parallelo tra Cristo e il tempio appare evidente, com’è evidente che i suoi interlocutori Gli attribuivano un’età prossima ai cinquanta anni.

Come prova che l’ipotesi di un Gesù quasi cinquantenne citeremo S. Ireneo, il quale scrive che:

Infatti dal quarantesimo al cinquantesimo anno si declina già nell’età più vecchia, quella che aveva nostro Signore quando insegnava, così come il Vangelo e come tutti gli anziani, che in Asia si radunarono presso Giovanni il discepolo del Signore, attestano come cosa che lo stesso Giovanni aveva loro trasmesso”. (Ireneo, Adversus Haereses Libro II, cap. XXII, 5).

Come si evince dalle parole di Ireneo, l’età di Gesù quando insegnava era tra i quaranta e i cinquanta anni, ma noi siamo alla ricerca di qualcosa di più preciso, come ottenerlo? Forse un modo c’è ed è dare al termine generazione valore ben preciso, cioè 35 anni come si ricava da Giobbe in cui si scrive che

“Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti di quattro generazioni.” (Gb. 42,16)

Se 4 generazioni sono 140 anni, una generazione è di 35 anni. Siccome Gesù dicendo:

In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada. ” (Mt 24,34)

predisse , negli ultimi giorni della Sua vita, la distruzione di Gerusalemme e del tempio, noi, potendo attribuire al termine generazione un valore definito e conoscendo l’anno della devastazione di Gerusalemme, cioè il 70 d.C., possiamo con un semplice calcolo stabilire precisamente l’anno in cui Gesù fu ucciso, cioè il 35 d. C. (70-35=35).

Adesso dobbiamo stabilire un anno di nascita che rispetti l’intervallo indicato da Ireneo, cioè 40-50 anni, per cui oscilliamo tra il 15 a.C. e il 5 a.C. Ci viene incontro un fatto astronomico che non molti conoscono, il passaggio della cometa di Halley su Betlemme, avvenuto con certezza nel 12 a. C. e che molto probabilmente è la stella che seguirono i Magi. Tuttavia l’anno del passaggio, pur dando ragione ai Vangeli, non può essere l’anno di nascita di Gesù. Il perché risulta chiaro da Mt 2,16 in cui si afferma che:”

Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.

Il fatto che Erode uccida tutti i bambini da due anni in giù significa che Gesù era nato prima del 12 a. C., in un arco di tempo compreso tra il 14a.C. e il 15a.C., come del resto avremmo se sottraessimo alla data della sua morte, che abbiamo detto poter essere il 35a.C., cinquant’anni, cosa non arbitraria perché rispettosa del vincolo posto da Ireneo e da quanto si legge in Gv. 2,20-21 e 8,57 versetti anch’essi citati. Personalmente, in virtù di quanto scriveremo successivamente, siamo certi del 15 a.C. perché, grazie di nuovo al valore definito che daremo al termine generazione, tale data ci immette in una coerente e più complessa cronologia: quella dei re di Giuda e Israele.

Il secondo passo consiste nel calcolare Mt 1,17, laddove si scrive che da Cristo a Babilonia passano quattordici generazioni. Se una generazione è di trentacinque anni, quattordici generazioni sono 490 anni. Noi abbiamo ipotizzato la nascita di Gesù nel 15 a.C., per cui sottraendo 490 anni al 15 a.C. otteniamo un “assurdo” 505 a.C. che segna l’esilio Babilonese. Vi prego di non sorridere perché se avete la pazienza di continuare a leggere vi renderete conto che tale data ci immette in un percorso cronologico assai preciso, l’unico che finora ha saputo, ad esempio, dar ragione dell’annoso problema degli anni intercorrenti tra I° e II° tempio di cui scrive il Seder Olam Rabbath. Dunque continuate a leggere , non vi deluderò.

Seguendo sempre Mt1,17 sappiamo che da Babilonia a Davide passano altre 14 generazioni (490 anni), per cui di nuovo calcoliamo: 505+490=995 a.C. che dovrebbe essere il I° anno di regno di Davide. Ma per essere sicuri ricalcoliamo tutti gli anni di regno dei re di Giuda (la serie relativa ai re d’Israele s’interrompe prima del 505 a.C., nel 638a.C.) e sommiamo  i singoli totali (483 anni e 6 mesi come indica la tabella sottostante) e sottraiamoli al 505 a.C. per ottenere l’effettivo I° anno di regno di Davide, cioè il 989 a.C. Ovviamente abbiamo sintetizzato questo lungo processo nella tabella sottostante.

Tabella cronologica dei re di Giuda e Israele

RE ANNO DI ASCESA AL TRONO DURATA DEL REGNO ESPRESSA IN DATE DURATA DEL REGNOSECONDO IL MIO CALCOLO DURATA DEL REGNO SECONDO L’AUTORE BIBLICO DIFFERENZA TRA IL MIO CALCOLO E L’AUTORE BIBLICO
DAVIDE 989 989-949 40 ANNI 40 ANNI
SALOMONE 949 949-909 40 ANNI 40 ANNI
ROBOAMO G. 909 909-891 18 anni 17 ANNI -1 ANNO
GEROBOAMO IS. 909 909-887
ABIA G. XVIII° DI GEROBOAMO 891-889 2 ANNI 3 ANNI +1 ANNO
ASA G. XX° DI GEROBOAMO 889-847 42 anni 41 anni -1 ANNO
NADAB IS. II°DI ASA 887-886
BASA IS. III° DI ASA 886-863
ELA IS. XXVI° DI ASA 863-862
ZIMRI IS. XXVII° DI ASA 862-858
OMRI IS XXXI° DI ASA 858-851
ACAB IS. XXXVIII° DI ASA 851-830
GIOSAFAT G. IV° DI ACAB 847-824 23 ANNI 25 ANNI +2 ANNI
OCOZIA IS XVII° DI GIOSAFAT 830-829
JORAM IS. XVIII° DI GIOSAFAT 829-816
JORAM G. V° DI JORAM IS. 824-817 7 ANNI 8 ANNI +1 ANNO
OCOZIA G. XII° DI JORAM IS. 817-816 1 ANNO 1 ANNO
JEU IS. REGNA 28ANNI DALLA MORTE DI OCOZIA 816-786
ATALIA G. REGNA 7 ANNI 816-809 7 ANNI 7 ANNI
JOAS G. VII° DI JEU 809-770 39 ANNI 40 ANNI +1 ANNO
JOACAZ IS. XXIII° DI GIOAS G, 786-772
GIOAS IS. XXXVII° DI GIOAS G. 772-755
AMASIA G. II° DI GIOAS IS. 770-728 42 ANNI 29 ANNI -13 ANNI
GEROBOAMO IS XV° DI AMASIA 755-690
OZIA G. XXVII° DI GEROBOAMO 728-674 54 ANNI 52 ANNI -2 ANNI
ZACCARIA IS. XXXVIII° DI OZIA 690-690
SALLUM IS. XXXIX° DI OZIA 689-689
MENEM IS. XXXIX° DI OZIA G. 689-678
FACEIA IS. L° DI OZIA 678-676
FACEE IS LII DI OZIA 676-647
JOTAM G. II° DI FACEE 674-659 15 ANNI 16 ANNI +1 ANNO
ACAZ G. XVII° DI FACEE 659-644 15 ANNI 16 ANNI +1 ANNO
OSEA IS. XII° DI ACAZ 647-638 CADUTA DI SAMARIA
EZECHIA III° DI OSEA 644-615 29 ANNI 29 ANNI
MANASSE G. 615-560 55 ANNI 55 ANNI
AMON G. 560-558 2 ANNI 2 ANNI
GIOSIA G. 558-527 31 ANNI 31 ANNI
JOACAZ G 527-527 3 MESI 3 MESI
JOACHIM G. 527-516 11 ANNI 11 ANNI
JOACHIN G. 516-516 3 MESI 3 MESI
SEDECIA G. 516-505 11 ANNI 11 ANNI DEPORTAZIONE
TOTALE 484 ANNI E 6 MESI 474 ANNI E SEI MESI

2 Due test di affidabilità: il Seder Olam Rabbath ed Ezechiele 4,4-8

Ricostruita la tabella non rimane che saggiarne l’affidabilità, dobbiamo insomma testarla alla luce di qualche precisa notazione cronologica capace di metterne in evidenza la tenuta o l’incongruenza. Per far questo ricorriamo a una fonte extra biblica e biblica, accomunate dal fatto che presentano entrambe delle criticità cronologiche ancora irrisolte, nonostante che, per il primo test, si sia ricorsi addirittura al calcolo dell’anno solare, sidereo ed entrambe le cose. Ci riferiamo al Seder Olam Rabbath o “Il grande ordine del mondo”, una raccolta cronologica in lingua ebraica degli avvenimenti dalla creazione alla conquista della Persia da parte Alessandro Magno. Tra le altre  informazioni si riporta la notizia di quanti anni intercorsero tra il tempio costruito da Salomone e la sua ricostruzione postesilica. In particolare si scrive che passarono 480 anni. Prendiamo allora la tabella cronologica e vediamo se effettivamente essa ci permette di rispettare tale preziosa e precisa nota cronologica.

2.1 Il Seder Olam Rabbath e i 480 anni tra I° e II° tempio

Innanzi tutto individuiamo, seguendo 1Re 6,1, l’anno dell’inizio dei lavori al tempio su ordine di Salomone. Al versetto citato si legge che:

Alla costruzione del tempio del Signore fu dato inizio l’anno quattrocentottanta dopo l’uscita degli Israeliti dal paese d’Egitto, l’anno quarto del regno di Salomone su Israele, nel mese di Ziv, cioè nel secondo mese.

Interrogando la nostra tabella cronologica sappiamo che  tale anno è il 945 a.C. Individuiamo adesso l’anno d’inizio della ricostruzione dopo l’esilio. Per farlo dobbiamo tenere presente quanto riportato in Esdra 7,7-10 in cui si legge che Esdra rientra”

Nel settimo anno del re Artaserse anche un gruppo di Israeliti, sacerdoti, leviti, cantori, portieri e oblati partirono per Gerusalemme.  Egli arrivò a Gerusalemme nel quinto mese: era l’anno settimo del re.  Egli aveva stabilito la partenza da Babilonia per il primo giorno del  primo mese e il primo del quinto mese arrivò a Gerusalemme, poiché la mano benevola del suo Dio era con lui. Infatti Esdra si era dedicato con tutto il cuore a studiare la legge del Signore e a praticarla e ad insegnare in Israele la legge e il diritto Esdra

Questo rientro in patria non è fine a se stesso, ma finalizzato alla ricostruzione del tempio come si legge in Esd. 7,14-20”

infatti da parte del re e dei suoi sette consiglieri tu sei inviato a fare inchiesta in Giudea e a Gerusalemme intorno all’osservanza della legge del tuo Dio, che hai nelle mani,  e a portare l’argento e l’oro che il re e i suoi consiglieri inviano come offerta volontaria per devozione al Dio d’Israele che è in Gerusalemme,  e tutto l’argento e l’oro che troverai in tutte le province di Babilonia insieme con le offerte volontarie che il popolo e i sacerdoti offriranno per la casa del loro Dio a Gerusalemme…Perciò con questo argento ti prenderai cura di acquistare tori, arieti, agnelli e ciò che occorre per le offerte e libazioni che vi si uniscono e li offrirai sull’altare della casa del vostro Dio che è in Gerusalemme.  Quanto al resto dell’argento e dell’oro farete come sembrerà bene a te e ai tuoi fratelli, secondo la volontà del vostro Dio.  Gli arredi che ti sono stati consegnati per il culto del tuo Dio, rimettili davanti al Dio di Gerusalemme. Per il resto di quanto occorre per la casa del tuo Dio e che spetta a te di procurare, lo procurerai a spese del tesoro reale

per cui segna l’anno d’inizio della ricostruzione del tempio e deve essere calcolato precisamente, partendo dallo stabilire il I° anno di regno di Artaserse.

Generalmente la datazione del I° anno di Artaserse Longimano varia dal 475 a.C. al 465 a.C. e circa il suo xx° anno di regno si è combattuta un’aspra battaglia. Credo che in questa bagarre di numeri possano inserirsi anche le mie considerazioni.

Innanzi tutto, a mio parere, è certo che Artaserse regnava già nel 471a.C. perché riceve la lettera di Temistocle con la quale, nello stesso anno, gli chiede asilo. Si tratta quindi di verificare se tale data possa costituire il suo I° anno di regno, immaginando, magari, che Temistocle, messo alle strette dai suoi connazionali, abbia colto l’occasione dell’ascesa al trono di un re amico per fuggire dalla Grecia. Si tratta dunque di rintracciare una fonte che direttamente o indirettamente confermi tutto ciò.

Io credo di averla trovata in Gv. 2,20 in cui si scrive che:

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?

Da questo versetto risulta chiaro che gli Ebrei contemporanei di Gesù davano per certo il numero degli anni che furono necessari alla ricostruzione del tempio, per cui noi usiamo tale calcolo per individuare quando la riedificazione fu finita. Lo facciamo grazie a un semplice computo, cioè grazie alla sottrazione di 46 anni al VII° d’Artaserse (464a.C. se l’ipotesi del 471a.C. come suo primo anno di regno è valida,), anno d’inizio dei lavori (cfr. Esd. 7,7-10 e Esd. 7,14-20) . Ricordo che quel che dobbiamo trovare è il VI° di Dario così come si legge in Esd. 6,15 in cui si scrive che in tale anno i lavori al tempio finirono. Infatti 464-46=418 cioè VI° di Dario II° anche seguendo la datazione degli anni di regno di questo re che suggeriscono gli storici e universalmente accettata. Questo calcolo dimostra quindi che se il VII° di Artaserse è il 464 a.C., il suo I° anno fu il 471. Qualunque altra via altra via si perde in un dedalo di contraddizioni e lacune, mentre quelle che vi ho suggerite hanno, a mio parere, il dono della semplicità e chiarezza, nonché della precisione.

Dunque, se il 471a.C. è il I° anno di regno di Artaserse,  il settimo anno che dobbiamo calcolare, stando a quanto ci dice il versetto 7,7 di Esdra  che abbiamo citato, è il 464 a. C. Calcoliamo adesso l’intervallo tra il 945a.C, che abbiamo detto essere l’anno d’inizio dei lavori per la costruzione del I° tempio, e il 464 a.C., cioè l’anno in cui i rimpatriati da Babilonia mettono mano alla sua ricostruzione, e otteniamo la verifica di quanto afferma il Seder, cioè vediamo se intercorrono 480 anni. Per fare ciò è necessaria  solo una semplice sottrazione 945-464=481. Il risultato, dando uno scarto di un solo anno che io ho sempre fatto uguale a zero, ci dice che siamo nel giusto e che la tabella cronologica che abbiamo ricostruita trova la sua conferma nel Seder e viceversa. Per inciso credo sia opportuno dire che lo stesso problema lo affronteremo al cap. 5.

Passiamo ora al test su una fonte biblica, anch’essa oggetto di calcoli che non hanno dato ancora i risultati sperati. Parliamo di Ezechiele 4,4-8. Nonostante la semplicità del problema (in fondo si tratterebbe solo di conteggiare 190 e 40 anni partendo dall’inizio dell’esilio d’Israele e Giuda), Ez. 4,4-8 presenta una grossa difficoltà a causa di due diverse versioni. Per gli Ebrei, infatti, gli anni da scontare per Israele sono 390, per i cristiani 190. Difficile metterli d’accordo o stabilire chi abbia ragione, anche se parlare di ragione o torto è fuori luogo. Provo allora a dare anch’io il mio piccolo contributo utilizzando la tabella con cui spero abbiate già familiarizzato.

2.2 La profezia di Ezechiele 4,4-8

Passiamo subito a citare il versetto che c’interessa secondo la versione CEI, che scrive:

Mettiti poi a giacere sul fianco sinistro e sconta su di esso la iniquità d’Israele. Per il numero di giorni in cui giacerai su di esso, espierai le sue iniquità: io ho computato a te gli anni della sua espiazione come un numero di giorni. Per centonovanta giorni tu espierai le iniquità degli Israeliti.

Terminati questi, giacerai sul fianco destro e sconterai l’iniquità di Giuda per quaranta giorni, computando un giorno per ogni anno. Terrai fisso lo sguardo contro il muro di Gerusalemme, terrai il braccio disteso e profeterai contro di essa. Ecco ti ho cinto di catene,  in modo che tu non potrai voltarti né da una parte né dall’altra finché tu non abbia compiuto i giorni della tua reclusione“. (Ez. 4,4-8)

Tutti sanno che con questo gesto Ezechiele vuole profetizzare l’esilio dei regni di Israele e Giuda, che appaiono divisi anche nelle loro iniquità, le quali troveranno espiazione in 190 anni per Israele e 40  anni per Giuda.

Secondo i miei calcoli l’ultimo anno di regno di Osea (ultimo re d’Israele) fu il 638 a.C. Se togliamo i 190 anni previsti per l’espiazione otteniamo il 448-7, cioè l’anno dell’editto di Artaserse, che comunemente è datato nel 445a.C. La stessa data la otterremmo con un altro semplice calcolo, cioè togliendo i 70 anni di esilio al 516/7 a.C.  che, essendo l’ ultimo anno di Ioachin, come indica la tabella cronologica, segna il suo inizio, perché seguendo 2Re 24,13″ si compiva così la parola del Signore” circa l’esilio. Infatti secondo i miei calcoli le truppe di Nabucodonosor nel 518/7 a.C. assediano Gerusalemme, mentre nel 516a.C. la conquistano, iniziando il conteggio dei settanta anni d’esilio (apro  una piccola parentesi: in Ger. 25,1 e sg. si scrive che il IV° anno di regno Joachim coincide con il I° anno di regno di Nabucodonosor, che per questo è, seguendo la nostra tabella, il 524a.C. Sarà facile, qualora il lettore fosse interessato e seguendo le note cronologiche presenti nella Bibbia individuare e datare tutti gli interventi militari di Nabucodonosor).

Stesso discorso vale per Giuda: sono previsti 40 anni duri e veri di espiazione su un periodo di 70 anni complessivi. Se togliamo 40 anni al 505 a.C. (ultimo anno di Sedecia secondo la mia cronologia) otteniamo il 465 a.C., che con ottima approssimazione è, come abbiamo detto sopra, il settimo di Artaserse, se accettiamo  il 471/2 a.C. come suo primo anno di regno al posto del più corretto 471 a.C., cioè l’anno del rientro di Esdra come risulta in Esd. v.7,7., dove si scrive :

Nel settimo anno del re Artaserse anche un gruppo di Israeliti, sacerdoti, leviti, cantori, portieri e oblati partirono per Gerusalemme

Un aspetto che deve essere sottolineato è che Ezechiele per il suo computo sembra faccia riferimento non a 2Re 24,13 che è il caposaldo per calcolare l’inizio e la durata dell’esilio e le profezie di Daniele, in particolare quella delle Settanta settimane, ma alla caduta definitiva delle rispettive capitali, Samaria e Gerusalemme avvenute rispettivamente nel 638a.C. e 505 a.C.

Come credo di aver dimostrato, Ez. 4,4-8 è una precisa notazione cronologica che alla luce della tabella diviene una profezia avverata. Diversamente, se noi adottiamo la cronologia sin ora in uso tale profezia non si avvera, o si avvera in maniera molto approssimata.  Infatti prendendo i 190 anni suggeriti dalla CEI e ammesso che il 538 a.C. segni la fine dell’esilio d’Israele, la somma dei 190 anni individua il 728 a.C. come suo inizio e caduta di Samaria. Gli studi su questo avvenimento lo collocano però nel 721/2 a.C. con uno scarto considerevole, lo stesso che abbiamo per la profezia dell’esilio di Giuda, calcolabile con la sottrazione di 40 anni al 587 a.C. che ne è il suo inizio (587-40=547 a. C. quando tutti però indicano il 538 a.C. come l’anno dell’editto di Ciro).

3 La conferma dei Padri: Teodoreto di Cirro

In Teodoreto di Cirro, Commento a Daniele,. si legge che alcuni Padri fanno partire la profezia delle Settanta settimane dal II° o VI° di Dario, che l’esegesi sostiene essere Dario I (522a.C.-486a.C.). Se dovessimo seguire tale datazione ci troveremmo di fronte la completa incongruenza dei calcoli, come del resto sostiene Teodoreto, il quale sempre alla pagina 231, seppur presentando un calcolo a ritroso che parte dal battesimo di Gesù, afferma che non è possibile , sommando i 490 anni della profezia, raggiungere né Ciro, né Dario I°. Ed anche partendo da qualsiasi anno di Dario I° è ovvio che cadiamo in date completamente insignificanti, se teniamo conto che la profezia ci dice che:

Settanta settimane sono fissate

per il tuo popolo e per la tua santa città

per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi. (Dn 9,24)

Ma allora perché si sono attribuiti ai Padri conti completamente sballati? Forse che lo erano davvero? No, non lo erano, ma essi intendevano Dario II° (e come poteva essere altrimenti, come potevano i Padri ignorare l’editto di Artaserse che blocca i lavori, a cui segue la nota cronologica di Esd 6,15 la quale ci dice che i lavori al tempio terminano nel VI° di Dario II°?). Vediamo allora come è possibile dimostrare ciò. Innanzi tutto torniamo per un attimo a quanto scritto circa il Seder . In quelle pagine dimostro che il secondo tempio fu finito di costruire nel 418a.C. A questa data dobbiamo aggiungere i 490 anni della profezia e rintracciare una data significativa per la storia d’Israele, quanto più in linea con il tenore della profezia stessa. Bene, contiamo: [(490-418)-1=71. Come vedete ,il calcolo, tolto l’anno zero che non esiste, ci porta dritti alla distruzione di Gerusalemme da parte di Tito e vaticinata da Daniele nella profezia in questione (cfr. Dn 9,26).

A mio parere questo dimostra che i Padri conoscevano questo calcolo, salvo che non si voglia dire che hanno tramandato ai posteri una cronologia ridicola, cosa che non è. E’ facile poi aggiungere che essi datavano la ricostruzione del II° tempio nel 418a.C. e non nel 515/6a.C. come ho sempre sostenuto. Quest’ultima datazione è completamente artificiosa e la Bibbia non la conosce.

Passiamo adesso ad un altro aspetto cronologico molto interessante presente nel libro di Teodoreto. L’autore considera per il calcolo delle Settanta settimane (490 anni) l’anno di battesimo di Gesù e procede quindi a ritroso per individuare l’anno d’inizio della profezia, certo però che si tratti del XX° di Artaserse. Anche in questo caso gli esegeti e gli storici hanno completamente stravolto la logica iniziale del calcolo attribuendogli una cronologia forzosa che non porta a niente, anzi, porta a dei veri e propri assurdi quali il battesimo di Gesù nel 37a.C., cioè quattro anni dopo la Sua morte e resurrezione, se si data, come fanno, l’anno della crocefissione nel 33a.C. Infatti se collochiamo il XX° di Artaserse nel 445a.C. è inevitabile cadere nel 37a.C ( ([483-445)-1]=37 ), se sommiamo i 483 anni delle prime 69 settimane che Teodoreto alla pag. 233 dice di tenere presente. Anche qui, vi pare possibile che un autore versato allo studio biblico sin da giovane abbia potuto tramandare ai posteri una tale assurdità? No, non è possibile, Teodoreto aveva in mente un conto completamente diverso e certamente preciso. Ecco quale.

Io ho sempre sostenuto che l’anno della crocefissione sia il 35a.C. Ora sottraiamo i tre anni di ministero e otteniamo l’anno di battesimo di Gesù secondo la mia ricostruzione cronologica. Esso è il 32a.C., data a cui si tolgono i 483 anni di cui scrive Teodoreto e otteniamo il XX° di Artaserse a cui il calcolo del nostro autore ci vincola. Chiaro che se datiamo secondo l’esegesi e gli storici non l’otteniamo, perché [(483-32)-1]=450, mentre essi sostengono, in barba alla lettera di Temistocle ad Artaserse datata nel 471a.C., che il XX° di questo re è il 445a.C., mentre abbiamo visto che l’ipotesi che il suo I° anno di regno sia 471 a.C. è tutt’altro che peregrina  per cui il suo XX° fu il 451a.C. Vedo da solo che il mio conto indica il 450a.C. ma io ho sempre considerata l’approssimazione +/- 1 anno uguale a zero, certo che si tratti di un ottima approssimazione.

Capite da soli l’importanza che tutto ciò ha. E’ evidente infatti che, a meno che non si voglia sostenere che Teodoreto si sia presentato sul palcoscenico della Storia con le orecchie da asino, fornendo conti completamente inconcludenti e sbagliati, egli conosceva la mia cronologia, la quale colloca nel 35a.C. la crocefissione; nel 32a.C. il battesimo e nel 451a.C. il XX° di Artaserse, con tutto quel che ne consegue. L’intera mia cronologia non è più qualcosa di astratto, ma trova il conforto di autori importantissimi dei primi secoli del cristianesimo. Poi non so cosa sia successo, ma lo ripeto: c’è di mezzo un omicidio eccellente e qualcuno avrebbe potuto avere tutto l’interesse a occultare le prove e sviare i sospetti

4 L’opinione degli studiosi

L’opinione degli studiosi sull’arco cronologico preso in esame è pressoché concorde nel sostenere che la Bibbia è inaffidabile. Tuttavia dimostrerò che il loro parere è viziato da un errore di fondo: essi si fidano del calcolo dell’autore biblico che è in più parti sbagliato. Qualsiasi sia la loro riflessione sul problema, quindi, è inficiata da un difetto di metodo insanabile e di cui adesso daremo conto confutando, per prima cosa, quanto sostenuto da W. F. Albright nel suo “The chronology of the divided monarchy of Israel”  e passando poi al Galli, Dunstey, M. Liverani e da ultimo M Nobile.

4.1 W.Albright

Albright nel saggio citato sostiene infatti di aver dimostrato l’inattendibilità cronologica  dei libri citati avendo evidenziato, in un punto particolare della cronologia dei Re, una grave incongruenza. In particolare egli ritiene che sommando gli anni da Jeu a Facee, re d’Israele, dovremmo ottenere una cifra di anni identica a quella dei re di Giuda, cioè 114 anni perché, Jeu (Israele) e Atalia (Giuda) iniziano a regnare lo stesso anno e lo stesso dicasi di Facee (Israele) e Jotam (Giuda) dando luogo a un perfetta sintonia, che però Albright non rintraccia poiché per Giuda calcola 128 anni, mentre per Israele, come abbiamo detto, 114. Se così stessero le cose avrebbe ragione Albright, ma non è così e noi cercheremo di spiegare perché.

Non dovete pensare a chissà quali problemi cronologici, perché tutto dipende da un fatto semplicissimo: Albright si è fidato del calcolo fatto dal redattore biblico, il quale commette una serie di gravi errori di conto quando calcola gli anni di regno dei re. Nella tabella cronologica che precede ciò appare chiaro se si considera la colonna relativa al mio calcolo e quella relativa al calcolo dell’autore biblico.

RE ANNO DI ASCESA AL TRONO DURATA DEL REGNO ESPRESSA IN DATE DURATA DEL REGNOSECONDO IL MIO CALCOLO DURATA DEL REGNO SECONDO L’AUTORE BIBLICO DIFFERENZA TRA IL MIO CALCOLO E L’AUTORE BIBLICO
DAVIDE 989 989-949 40 ANNI 40 ANNI
SALOMONE 949 949-909 40 ANNI 40 ANNI
ROBOAMO G. 909 909-892 17 anni 17 ANNI 17 ANNI
GEROBOAMO IS. 909 909-887
ABIA G. XVIII° DI GEROBOAMO 892-889 3 ANNI 3 ANNI
ASA G. XX° DI GEROBOAMO 889-847 42 anni 41 anni
NADAB IS. II°DI ASA 887-886
BASA IS. III° DI ASA 886-863
ELA IS. XXVI° DI ASA 863-862
ZIMRI IS. XXVII° DI ASA 862-858
OMRI IS XXXI° DI ASA 858-851
ACAB IS. XXXVIII° DI ASA 851-830
GIOSAFAT G. IV° DI ACAB 847-824 23 ANNI 25 ANNI 2 ANNI
OCOZIA IS XVII° DI GIOSAFAT 830-829
JORAM IS. XVIII° DI GIOSAFAT 829-816
JORAM G. V° DI JORAM IS. 824-817 7 ANNI 8 ANNI 1 ANNO
OCOZIA G. XII° DI JORAM IS. 817-816 1 ANNO 1 ANNO
JEU IS. REGNA 28ANNI DALLA MORTE DI OCOZIA 816-786
ATALIA G. REGNA 7 ANNI 816-809 7 ANNI 7 ANNI
JOAS G. VII° DI JEU 809-770 39 ANNI 40 ANNI 1 ANNO
JOACAZ IS. XXIII° DI GIOAS G, 786-772
GIOAS IS. XXXVII° DI GIOAS G. 772-755
AMASIA G. II° DI GIOAS IS. 770-728 42 ANNI 29 ANNI 13 ANNI

La cosa importantissima da notare è il regno di Amazia che, stando al mio calcolo, regna 42 anni invece dei 29 indicati esplicitamente dalla Bibbia, con una differenza di 13 anni. In poche parole ciò significa che purtroppo Albright ha basato la sua confutazione sul calcolo atto dall’estensore biblico, senza sincerarsi della sua attendibilità. Siamo certi che se avesse avuta la pazienza di ricalcolare ex novo gli anni di regno di tutti i re si sarebbe accorto degli errori e non avrebbe scritto il saggio, non avrebbe detto cioè che la sua era la prova provata dell’inattendibilità cronologica dei Libri dei Re

La prima considerazione da fare è questa: se quella dell’Albright avrebbe dovuto essere la confutazione ultima e definitiva per seppellire la cronologia dei Re, ora che abbiamo dimostrato che essa è viziata alla radice da una certa superficialità che ha inficiato del tutto la validità dello studio, tale confutazione non diviene la prova della sua attendibilità? Non ci sono più adesso 14 anni di differenza tra i regni di Giuda e Israele, ma solo un anno e mezzo, che nella logica del mio studio è ininfluente, perchè se affronti il compito di ridisegnare la cronologia biblica dal 987a.C. al 70d.C. un margine d’approssimazione di +/- 1 anno è oggettivamente ininfluente. Gli anni totali per Giuda sono  142, mentre per Israele sono 140 e 7 mesi, dando luogo, quindi, a quel sincronismo ricercato da Albright.

La seconda invece riguarda gli anni complessivi che intercorrono da Jeu e Facee essi non sono 114 come sostiene Albright, ma ben di più.

Infine, e conseguente alla seconda considerazione, la terza. Se questo mio calcolo cronologico dimostra, al contrario di Albright che per primo ha tirato in ballo termini impegnativi quali attendibilità o affidabilità,  la bontà della cronologia dei Libri dei Re, allora com’è possibile calcolare allo stesso tempo il I° anno di regno di Davide attorno al 1000 a.C. e la fine dell’esilio babilonese nel 587? Infatti, la Bibbia, nella sua datazione implicita (cioè regno dal XX° di…) che è quella corretta e che abbiamo visto essere anche attendibile, indica come somma di tutti gli anni di regno 484 anni e 6 mesi, per cui facendo un semplice calcolo ci rendiamo conto che  Davide, datando il 586 come ultimo di Sedecia, deve regnare nel 586 + 483/4= 1070/1. Insomma se si dimostra che il fondamentale sincronismo tra i regni di Giuda e Israele c’è e che Albright sbaglia, automaticamente la cronologia dei Re è esatta, per cui o si data Davide nel 1070 a.C., essendo l’esilio del 586 a.C., o si entra in un complesso meccanismo di incongruità cronologiche.

Quanto scritto sin ora dimostra che è possibile tener fede alla Bibbia e che essa non è così inaffidabile come la si vorrebbe.

4.2: G.Galil

Leggendo l’introduzione sono giunto dove Galil scrive che la cronologia dei Re presenta gravi incongruenze. Lo studioso al Cap. 2 pag. 12 di The chronology of the Kings of Israel and Judah  riporta due casi:

Il primo fa riferimento agli anni che intercorrono da Geroboamo alla morte di Joram, entrambi re d’Israele e quelli che passano dall’incoronazione di Roboamo alla morte di Ocozia , re di Giuda. Egli sostiene che dovrebbero essere espressi da una cifra identica, mentre ciò non accade. Da qui deduce che la cronologia dei  Re è inattendibile, o comunque fallace. Bene vediamo se ha ragione, o se anche lui, come il suo collega Albright ha commesso il solito errore di fidarsi dell’errato calcolo dell’autore biblico.

Quello che stiamo cercando, dunque, è il sincronismo tra Giuda e Israele nell’arco temporale che va da Geroboamo alla morte di Joram per Israele e dall’incoronazione di Roboamo alla morte di Ocozia per Giuda. Prendiamo la nostra tabella cronologica limiitatamente alla sezione che contiene questi re:

RE ANNO DI ASCESA AL TRONO DURATA DEL REGNO ESPRESSA IN DATE DURATA DEL REGNOSECONDO IL MIO CALCOLO DURATA DEL REGNO SECONDO L’AUTORE BIBLICO DIFFERENZA TRA IL MIO CALCOLO E L’AUTORE BIBLICO
DAVIDE 989 989-949 40 ANNI 40 ANNI
SALOMONE 949 949-909 40 ANNI 40 ANNI
ROBOAMO G. 909 909-892 17 ANNI 17 ANNI 17 ANNI
GEROBOAMO IS. 909 909-887 22 ANNI
ABIA G. XVIII° DI GEROBOAMO 892-889 3 ANNI 3 ANNI
ASA G. XX° DI GEROBOAMO 889-847 42 anni 41 ANNI
NADAB IS. II°DI ASA 887-886 1 ANNO
BASA IS. III° DI ASA 886-863 23 ANNI
ELA IS. XXVI° DI ASA 863-862 1 ANNO
ZIMRI IS. XXVII° DI ASA 862-858 4 ANNI
OMRI IS XXXI° DI ASA 858-851 7 ANNI
ACAB IS. XXXVIII° DI ASA 851-830 21 ANNI
GIOSAFAT G. IV° DI ACAB 847-824 23 ANNI 25 ANNI 2 ANNI
OCOZIA IS XVII° DI GIOSAFAT 830-829 1 ANNO
JORAM IS. XVIII° DI GIOSAFAT 829-816 13 ANNI
JORAM G. V° DI JORAM IS. 824-817 7 ANNI 8 ANNI 1 ANNO
OCOZIA G. XII° DI JORAM IS. 817-816 1 ANNO 1 ANNO

Adesso consultiamola per datare prima Geroboamo e Joram d’Israele. In essa si riporta che il primo re fu incoronato nel 909a.C., mentre la morte di Joram la data nel 816a.C. Secondo il ragionamento di Galil dobbiamo rilevare adesso un numero identico di anni per Giuda, cosa che non accade al suo calcolo. Bene, la nostra tabella riporta che Roboamo di Giuda viene incoronato nel 909a.C. mentre la morte di Ocozia la data lo stesso identico anno di Joram di Israele, cioè l’816a.C., dando luogo a un perfetto sincronismo (93 anni ciascun regno).

Affrontiamo adesso la seconda incongruenza segnalata da Galil. Egli di nuovo sostiene che tra Israele e Giuda deve intercorrere uno stesso numero di anni tra lo scisma e la morte rispettivamente di Acab d’Israele e il XVII° di Giosafat di Giuda. Consultate pure la tabella e vi renderete conto che in entrambi i casi segna un periodo che va dal 909a.C all’830a.C., dando di nuovo un perfetto sincronismo.

Qualcuno però potrebbe obbiettare che Galil sia stato più preciso e abbia utilizzato informazioni a me ignote. Non è così e lo dimostro. Egli infatti sostiene che, nella sezione dei Re esaminata, la somma degli anni di regno dei re di Giuda è 95 anni, cioè la stessa cifra che otteniamo se semplicemente sommiamo gli anni per come ce li fornisce l’autore biblico. Dunque la base del suo calcolo altro non è che la Bibbia per come la conosciamo. Immagino che abbia seguito lo stesso schema per il conteggio dei re d’Israele.

Quello che molti non hanno capito è che i miei conti tornano solo perché non mi sono affidato per comodità al calcolo fatto dall’autore biblico, ma ho ricalcolato tutto in prima persona. Insomma l’autore biblico sbaglia  per cui sbagliano tutti quelli che a lui si affidano.

Detto questo mi sento di dire che lo studio cronologico di Galil è viziato alla radice come quello di Albright. Sebbene sia un autore più recente ciò non lo esime dalla responsabilità di farsi in prima persona i calcoli se vuole dimostrare che la cronologia dei Re è incongruente. Cosa che evidentemente non ha fatto.

4.3: M. Anstey

Anche M. Anstey nel il suo lavoro del 1913 The romance of the Bible chronology mette in evidenza forti che potremmo riassumere così.

Consideriamo per esempio 2Re 15,1 dove ci viene detto che Azaria cominciò a regnare in Giuda il 27° anno del regno di Geroboamo II° d’Israele. Questo è un problema perché 2Re 14,23 dice che Geroboamo II° divenne re d’Israele nel 15° anno di Amazia di Giuda ed Amasia ha regnato solo 29 anni (2Re 14,2). Ciò significa che Amasia è morto intorno al 15° anno di Geroboamo d’Israele, generando un vuoto di 12 anni tra la morte di Amasia e l’ascesa di Ozia (Anstey fornisce delle spiegazioni per dire che gli anni erano 11, ma non sono importanti per il nostro discorso)

Detta così scoraggerebbe qualsiasi lettore, perché entrare nel noioso meccanismo dei conti scoccia un po’ a tutti. Per questo vi facilito il lavoro fino a ridurlo a un semplice colpo d’occhio. Infatti vi propongo di nuovo la tabella. Voi dovete avere solo l’accortezza di ricordare che il re in questione è Amazia e lo scarto che si denuncia è di 12 anni, che in Anstey si riducono a 11 (lo stesso identico problema è stato trattato al cap. 4.1). La tabella è quella solita ed è integrale, cioè non ho stralciato il periodo in questione in maniera tale che il dubbio che abbia aggiustati i dati non vi assalga.  Eccola

RE ANNO DI ASCESA AL TRONO DURATA DEL REGNO ESPRESSA IN DATE DURATA DEL REGNOSECONDO IL MIO CALCOLO DURATA DEL REGNO SECONDO L’AUTORE BIBLICO DIFFERENZA TRA IL MIO CALCOLO E L’AUTORE BIBLICO
DAVIDE 989 989-949 40 ANNI 40 ANNI
SALOMONE 949 949-909 40 ANNI 40 ANNI
ROBOAMO G. 909 909-892 17 anni 17 ANNI 17 ANNI
GEROBOAMO IS. 909 909-887
ABIA G. XVIII° DI GEROBOAMO 892-889 3 ANNI 3 ANNI
ASA G. XX° DI GEROBOAMO 889-847 42 anni 41 anni 1 anno
NADAB IS. II°DI ASA 887-886
BASA IS. III° DI ASA 886-863
ELA IS. XXVI° DI ASA 863-862
ZIMRI IS. XXVII° DI ASA 862-858
OMRI IS XXXI° DI ASA 858-851
ACAB IS. XXXVIII° DI ASA 851-830
GIOSAFAT G. IV° DI ACAB 847-824 23 ANNI 25 ANNI 2 ANNI
OCOZIA IS XVII° DI GIOSAFAT 830-829
JORAM IS. XVIII° DI GIOSAFAT 829-816
JORAM G. V° DI JORAM IS. 824-817 7 ANNI 8 ANNI 1 ANNO
OCOZIA G. XII° DI JORAM IS. 817-816 1 ANNO 1 ANNO
JEU IS. REGNA 28ANNI DALLA MORTE DI OCOZIA 816-786
ATALIA G. REGNA 7 ANNI 816-809 7 ANNI 7 ANNI
JOAS G. VII° DI JEU 809-770 39 ANNI 40 ANNI 1 ANNO
JOACAZ IS. XXIII° DI GIOAS G, 786-772
GIOAS IS. XXXVII° DI GIOAS G. 772-755
AMASIA G. II° DI GIOAS IS. 770-728 42 ANNI 29 ANNI 13 ANNI
GEROBOAMO IS XV° DI AMASIA 755-690
OZIA G. XXVII° DI GEROBOAMO 728-674 54 ANNI 52 ANNI 2 ANNI
ZACCARIA IS. XXXVIII° DI OZIA 690-690
SALLUM IS. XXXIX° DI OZIA 689-689
MENEM IS. XXXIX° DI OZIA G. 689-678
FACEIA IS. L° DI OZIA 678-676
FACEE IS LII DI OZIA 676-647
JOTAM G. II° DI FACEE 674-659 15 ANNI 16 ANNI 1 ANNO
ACAZ G. XVII° DI FACEE 659-644 15 ANNI 16 ANNI 1 ANNO
OSEA IS. XII° DI ACAZ 647-638 CADUTA DI SAMARIA
EZECHIA III° DI OSEA 644-615 29 ANNI 29 ANNI
MANASSE G. 615-560 55 ANNI 55 ANNI
AMON G. 560-558 2 ANNI 2 ANNI
GIOSIA G. 558-527 31 ANNI 31 ANNI
JOACAZ G 527-527 3 MESI 3 MESI
JOACHIM G. 527-516 11 ANNI 11 ANNI
JOACHIN G. 516-516 3 MESI 3 MESI
SEDECIA G. 516-505 11 ANNI 11 ANNI DEPORTAZIONE
TOTALE 484 ANNI E 6 MESI 474 ANNI E SEI MESI

Adesso guardate cosa accade in Amasia. L’autore biblico commette un errore di 13 anni dal momento che facendo i calcoli in prima persona e non prendendoli per buoni ci accorgiamo che questo re regna 42 anni invece dei 29 calcolati dall’estensore biblico, creando appunto un vuoto di 12 anni tra la morte di Amazia e l’ascesa di Azaria. Dunque non c’è nessun arcano cronologico da scovare, c’era solo da farsi i conti a tavolino. In questo momento mi chiedo quali labirinti deve aver percorso Anstey per essere ancor più preciso nell’errore, avendo voluto dire e scrivere che gli anni di scarto sono 11 e non 12. Signori, gli anni di scarto sono 13 e 13 rimangono e dipendono tutti da un calcolo sbagliato, cosa che può capitare.

Sappiate però che più procede questa storia e più mi meraviglio. Possibile che un somaro come me abbia fatto i conti e illustri professori abbiano scritto sontuosi volumi viziati alla radice da calcoli di seconda mano e per giunta sbagliati? Possibile che nessuno si sia presa la briga di ricalcolare ex novo gli anni di regno dei re di Giuda e Israele? Possibile che di fronte alle incongruenze cronologiche non si è scelta la strada sin troppo semplice di rifarsi i conti, ma si è preferito speculare su ricostruzioni cronologiche cervellotiche. Non pensi qualcuno di voi che quello che sbaglia sono io. L’evidenza parla chiaro: denunciano chi 14, chi 12 e chi 11 anni di scarto laddove i miei conti mettono in risalto un semplice errore di calcolo di 13 anni, cioè gli stessi che gli mancano. Mica vorrete dire che è un caso?

4.4: M. Liverani

Alcuni anni or sono, acquistando il libro, mi colpì il titolo che invitava ad andare oltre il testo sacro che di sacro per l’autore non ha niente. Certamente non mi posso cimentare in una critica all’intero libro perché non ne avrei le capacità; però qualcosa mi sento di dire in merito a come ha trattato i Libri dei Re. In particolare mi ha colpito la veemenza del giudizio che ne dà a pagina 251, laddove scrive, tra due semplici parentesi, che la cronologia è confusa e che i 40 anni per i regni di Giuda e Israele sono ovviamente fittizi. Se qualcuno si chiedesse perché “ovviamente” o perché “fittizi” non otterrebbe risposta, se non scrivesse direttamente all’autore: nel testo, infatti, non si aggiunge altro, tanto che sembra che tale affermazione nasca dalla semplice constatazione che, ricorrendo per due volte il numero 40, è giocoforza pensare che siano cifre messe lì a casaccio. Non mi spingo a dire che ha affermato ciò a lume di naso, però sulla scorta di quanto successo con Albright, Galil e Dunstey, i quali, come Liverani, trovavano ovvio sostenere l’inattendibilità della cronologia dei Re sulla base di un calcolo di seconda mano e per giunta sbagliato, un po’ di sano scetticismo non guasta. Vediamo perché.

Come sapete la mia cronologia ripercorre oltre mille anni di storia ebraica, partendo dal 989a.C. e giungendo al 70d.C. senza contraddirsi o ricorrere a pesanti approssimazioni (ho accettato solo approssimazioni di un anno, per cui totalmente ininfluenti). Se le cifre che riassumono la durata dei regni di Davide e Salomone fossero “ovviamente fittizie” come dice Liverani, data la mole dei calcoli, le ipotesi cronologiche (una generazione =35 anni) che ho fatte e sempre rispettate, la fedeltà alla parola dei profeti e all’AT e NT (vi ricordate quanto scritto a proposito dell’anno di dedicazione del II° tempio? Se non lo ricordate rileggete il cap. 2.1) tutto dovrebbe “sballare”. Voglio dire: in una cronologia così lunga e complessa non si possono inserire due valori a casaccio, pena il vedersi sgretolare tutto sotto gli occhi. Se questo non accade e accade il contrario significa che quei valori sono reali e non fittizi, anzi “ovviamente fittizi” come sostiene Liverani. E’ una questione matematica, direi scientifica. Vi porto brevemente un esempio che riguarda l’anno di dedicazione del II° tempio che io colloco nel 418a.C. In Esd. 6,15 si legge che i lavori al tempio terminarono nel VI° anno di Dario (secondo non primo perché c’è l’editto di Artaserse che blocca i lavori). I miei calcoli terminano proprio nel 418a.C. (VI° anno di Dario II anche per gli storici) nonostante che essi derivino da tutta una complessa cronologia precedente che rispetta i 40 anni di regno di Davide e Salomone. Capite bene che sotto un profilo statistico matematico sarebbe stato impossibile essere così precisi se quelle due cifre fossero state “ovviamente fittizie”, cioè false e immaginarie.

4.5: M. Nobile

Spesso si parla di teologia della storia quando si affrontano argomenti cronologici biblici. La definizione è ancor più stringente quando imbraga la cronologia che va da Davide alla dedicazione del secondo tempio. Nessun storico si azzarderebbe oggi a sostenere che essi contengano la storia per come è definita attualmente. Tale sezione biblica è quasi per definizione teologica, lamentando tutti gli studiosi incongruità e sproporzioni, se non addirittura clamorosi errori. Ma è poi vero tutto ciò? Possono essere i Libri dei Re ed  Esdra materia per storici? Io non sono la persona più adatta per dare risposta ai quesiti, tuttavia mi ritengo capace di porre un interrogativo statistico-matematico al problema dimostrando che definire teologica la cronologia biblica del periodo in esame è un’evidente forzatura logica e statisticamente quasi improponibile.

Chiariamo subito un concetto fondamentale: che cosa s’intende per costruzione teologica? Secondo Marco Nobile, autore di una fondamentale opera su 1-2 Re, essa è qualcosa che si discosta profondamente dal metodo storico, perché il redattore ha come scopo principale “…dare una interpretazione della storia alla luce della sua fede jahavista: in breve, voleva fare della teologia biblica. Per raggiungere questo scopo, egli ha usato come modalità lo strumentario idoneo per un’operazione storiografica come si concepiva in antico: raccolta e selezione di fonti, rimaneggiamento del materiale a disposizione e forte intervento manipolativo per piegare detto materiale alla sua tesi. E’ proprio questo modo di lavorare che noi definiamo ideologia, cioè un’operazione teologica legata all’epoca storica nella quale operava il redattore.” (M. Nobile, 1-2Re, ed. Paoline, 2010, pag. 499).

La definizione lascia pochi margini al dubbio: i Libri dei Re e tutto quanto dipende dalla loro cronologia, hanno un carattere se non fittizio, certamente meramente teologico, per cui lo storico che si cimentasse con la materia avrebbe poche chances di successo. Inoltre tale citazione si attaglia perfettamente alla cronologia biblica tutta, per cui anche per il periodo che abbiamo preso in esame, da Davide alla dedicazione del secondo tempio, la Bibbia ci offre un materiale rimaneggiato, tagliato e cucito su misura. Vediamo se è vero, vediamo cioè fino a che punto si è spinto il “forte intervento manipolativo” per piegare  il materiale a disposizione del redattore biblico alle sue stesse tesi. Eh sì, perché tale possibilità può essere esercitata solo entro i limiti delle facoltà umane e non oltre.

L’esempio che fa al caso nostro è la simmetria “sospetta” tra gli anni che intercorrono dall’esodo al tempio di Salomone e gli anni che separano detto tempio e dalla sua ricostruzione post esilica, cioè in entrambi i casi 480. Questa simmetria convince gli storici e gli esegeti a parlare di costruzione teologica, quindi non storica.

Al cap. 1 ho illustrato dettagliatamente il processo che ha portato alla creazione di una cronologia dei Re tutta nuova. Adesso lo riassumo per sommi capi. Io parto dal 70d.C. e sottraggo una generazione di 35 anni individuando l’anno di morte di Gesù. A questa data sottraggo i 50 anni di vita di Gesù come riportati da S.Ireneo e ottengo il 15 a.C. Qui interviene Mt 1,17 e le sue 14 generazioni (sempre di 35 anni) che danno un periodo da Cristo a Babilonia di 490 anni, a cui se ne sommano altri 490, sempre secondo Matteo 1,17, per ottenere i primo anno di regno di Davide. Qui, volendomi sincerare della bontà dell’ipotesi che 14 generazioni siano 490 anni, calcolo ex novo gli anni di regno di tutti i re di Giuda (il regno d’Israele finisce prima dell’esilio babilonese) e scopro che sono un’ottima approssimazione dei 490 cercati, sono cioè 484 e 6 mesi. Adesso ho la cifra esatta per calcolare il primo anno di Davide, che è il 989a.C., per cui, tolti i 40 anni del suo regno, ottengo il primo di Salomone, cioè il 949a.C. E’ gioco da ragazzi calcolare il quarto anno (cfr. 1Re 6,1) , quello cioè che segna l’inizio dei lavori al tempio, cioè 945a.C e togliere i 480 anni dello “scandalo” di cui stiamo parlando. Tale conto dà il 465a.C., cioè il settimo di Artaserse in cui rientrano da Babilonia i sacerdoti con i compito di ricostruire il tempio (cfr. Esd. 7,7-10) , se i 471a.C. è i suo primo anno di regno (è bene ricordarlo: questa datazione si basa su un preciso documento che testimonia la lettera che Temistocle scrisse ad Artaserse l’anno che ricevé l’ostracismo, cioè il 471a.C., per cui non una data di comodo o teorica per far quadrare i conti cfr. cap. 2.1). Tra l’altro che i 465/4 sia l’anno settimo di Artaserse è provato anche da Gv 2,20-21, laddove scrive che intercorsero 46 anni per la ricostruzione del tempio. Infatti se sottraiamo 46 al 464/5 otteniamo il sesto anno di Dario reclamato da Esd. 6,15 Tale precisone, seppur non storica, è certamente una prova logica.

Tutti questi conti si distinguono per precisione e danno ragione di molti punti ancora oscuri quali: l’anagrafe di Gesù, la profezia delle Settanta settimane, i 480 anni tra I° e II tempio di cui parla il Seder Olam Rabbath e le profezie di Ezechiele. Con tutto questo cosa ho voluto dimostrare? Ho voluto dimostrare due cose:

La prima, non è possibile per la mente umana far quadrare così tanti numeri e conti. Forse lo potrebbe un computer, ma ne dubito. Dico questo sulla scorta di un mio amico professore universitario di statistica, il quale mi ha fatto certo che non è possibile che si tratti di una ricostruzione cronologica ad hoc: il fenomeno esiste di per sé e non dipende dall’uomo.

La seconda, ammesso pure che Nobile abbia ragione, dovrebbe anche spiegarci a quando risale la Bibbia che conosciamo. Infatti nel mio calcolo ricorre il 70d.C. per cui siamo costretti ad immaginare la redazione dei libri biblici in questione negli anni successivi a questa data. Ma non solo, coinvolgendo direttamente la figura di Gesù nel computo cronologico, dovremmo anche immaginare un autore cristiano. Mi sembra sinceramente troppo.

La cronologia che ho presa in esame, sotto un profilo statistico-matematico, non può definirsi teologica causa la difficoltà, anzi, l’impossibilità per qualsivoglia persona di far quadrare tutti i conti rispettando addirittura precise date storiche. No, neppure un computer di oggi lo potrebbe, perché la costruzione di un castello cronologico teologico, in cui è forte i rimaneggiamento del materiale per piegarlo alle proprie tesi, s’infrange nel limite imposto alle facoltà umane

Parte seconda

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5 Alcune considerazioni sugli anni necessari alla ricostruzione del II° tempio

Parlerò di una questione che sinora, a quanto mi risulta, nessuno ha sollevato. Gv. 2,20-21 fa riferimento al tempio di Erode o a quello ricostruito dopo l’esilio? Tutta l’esegesi e la storiografia  concorda nel sostenere che si tratti di quello di Erode, per cui i 46 anni necessari alla ricostruzione indicati da Giovanni nei versetti citati ad esso vanno imputati. Ma è così? A mio parere le cose potrebbero stare in maniera molto diversa. Si tratta allora di vagliare entrambe le ipotesi non dando niente per scontato.

Analizziamo la prima ipotesi e attribuiamo i 46 anni alla costruzione del tempio erodiano. Interroghiamoci su cosa si fonda tale asserzione o se esiste una fonte che afferma ciò. Beh a me risulta solo che Giuseppe Flavio scrive che il tempio di Erode fu ricostruito in 18 mesi (Antichità giudaiche,XV, 421 [xi, 6]). Salta subito agli occhi che la differenza tra 18 mesi e i 46 anni di Giovanni 2,20-21 deve essere colmata, se si sostiene che tali versetti facciano riferimento al tempio erodiano. Insomma se si afferma o si ritiene vera l’asserzione flaviana bisogna, se di dà per buona anche quella di Giovanni, spiegare che cosa abbiano fatto dal 19° mese al 46° anno. Se ho ben capito si dice e si scrive che tutti questi anni (44 anni all’incirca) siano stati impiegati per i lavori di rifinitura (Portico, Cortile dei gentili etc.). Tuttavia Gv.2,20-21 fa riferimento al naòs e non al ieròs. Questo significa che l’evangelista, nel dire che ci sono voluti 46 anni per costruirlo, fa riferimento al tempio propriamente detto e non all’area del tempio. Del resto poco prima, nel descrivere la cacciata dei mercanti dal tempio, usa ieros. Se questa distinzione lessicale è, come credo, voluta Giovanni scrive che ci sono voluti 46 anni per costruire il tempio in senso stretto, cioè l’edificio cultuale e ciò cozza insanabilmente con quanto scrive G. Flavio, ossia che sono stati necessari solo 18 mesi di lavoro.Detto in soldoni, la spiegazione vigente di Gv. 2,20-21 appare una semplicistica giustificazione di un vuoto altrimenti incolmabile e poco comprensibile razionalmente, perché se Giuseppe .Flavio dice che ci sono voluti 18 mesi per costruire il tempio evidentemente tutto era pronto allo scadere del mese suddetto, per cui sostenere che gli altri 44 sono stati impiegati per altre strutture è un’evidente forzatura nel tentativo di armonizzare due informazioni cronologiche altrimenti inconciliabili. Avete già capito che tirare in ballo portici o cortili ci fa entrare nel meramente opinabile.

Guardiamo adesso cosa accade se attribuiamo, come faccio io, i 46 anni alla ricostruzione post esilica. Chi ha letto sinora con attenzione ricorda che io dato il I° anno di Artaserse il 471/2 a.C. per cui procediamo. Sappiamo da Esd. 7,7-10 che nel VII° anno di Artaserse rientra in Gerusalemme un gruppo di israeliti con lo scopo di riedificare il tempio (cfr. Esd. 7,14-20). Calcoliamo quindi tale settimo anno che è il 464a.C. a cui sottraiamo i 46 anni previsti da Gv. 2,20-21 e otteniamo il 418a.C. cioè il sesto anno di Dario secondo come indicato da Esd. 6,15, anno in cui furono terminati lavori di ricostruzione. Come vedete se attribuiamo i 46 anni alla ricostruzione post esilica non cadiamo in una caotica ricostruzione piena di se, ma, forse ma cadiamo in una cronologia che si distingue per chiarezza, coerenza e semplicità perché questo lungo intervallo (46 anni) è dovuto alla presenza di un editto di Artaserse che blocca i lavori e che tutti, tutti si ostinano a ignorare datando la dedicazione nel 515a.C. La mia cronologia non solo lo rispetta, ma neppure fantastica su portici e colonnati per colmare uno scarto di 44 anni come fa quella che vuole attribuire i 46 anni al tempio erodiano. No, Giovanni fa riferimento al tempio post esilico e non a quello di Erode.

Le implicazioni di questa nuova esegesi dei versetti giovannei sono estremamente importanti. La più importante però è che se datiamo l’inizio dei lavori al secondo tempio nel 535a.C., come possiamo dire che essi terminarono nel 515a.C. se Giovanni dice che ce ne sono voluti 46? Che fine fanno gli altri 26 anni? Stavolta non ci sono portici da ricostruire? Vi dico io come a mio parere si è ragionato. Se si data l’inizio della ricostruzione nel 535a.C. poi ci  si deve fermare, per un briciolo di coerenza con il testo biblico, al sesto di Dario I° (522a.C.-486a.C). cioè il 515a.C. per rispettare almeno Esd.6,15 che parla di un sesto di Dario senza specificare se primo o secondo. Capite da soli che Gv. 2,20-21 smentisce categoricamente la cronologia  ufficiale della ricostruzione del secondo tempio fino a renderla totalmente incredibile. Ecco perché per quei versetti non c’è posto e li si attribuiscono al tempio erodiano con giustificazioni al limite del credibile che vedono portici, colonnati e bancarelle impiegare 44 anni mentre per la ricostruzione del tempio solo 18 mesi

6 La profezia delle 2300 sere e mattine di Daniele

L’argomento che tratteremo, sfruttando al massimo la nostra cronologia, è oscuro, anzi, volutamente oscuro se si considera Dn 8,26 dove si scrive ” La visione di sere e mattine, che è stata spiegata, è vera. Ora tu tieni segreta la visione, perché riguarda cose che avverranno tra molti giorni  ”. Le interpretazioni della profezia delle 2300 sere e mattine sono varie e poco concordi, per cui in mancanza di un’interpretazione sicura aggiungo le mie. Sì, le mie perché ho tracciato tre possibili percorsi senza giungere a decidermi per l’uno o per l’altro. Infatti  se dovessi rispettare alla lettera quanto riportato in Dn. 8,14, cioè “Fino a quando durerà la visione del sacrificio perpetuo abolito, della prevaricazione devastatrice, della profanazione del santuario e delle milizie celesti” nessuna delle tre ipotesi sarebbe valida. Tuttavia c’è sempre la possibilità di un’eventuale imprecisa traduzione  di quel “Fino a quando…” a darmi speranza, dal momento che se essa in realtà fosse semplicemente “Quando avverrà…” molte cose andrebbero al loro posto, forse tutte. Scrivo questo perché le traduzioni di Daniele ci hanno abituato a una certa discordanza, tanto che gli Ebrei traducono Dn 9,26 in maniera opposta ai cattolici, scrivendo che la “città distruggerà un principe che verrà”, quando i primi traducono che la città e il santuario saranno distrutti dal principe.

Iniziamo descrivendo il calcolo che sta alla base di tutto. 2300 sere e mattine sono unanimemente considerate come giorni. Tuttavia potremmo anche considerarli non 2300, ma solo i giorni che si ricavano calcolando il numero di ore che 2300 sere e mattine formano. Se adottiamo la partizione ebraica del giorno e della notte, una sera è di due ore e lo stesso dicasi della mattina, in quanto il giorno e la notte erano suddivisi in sei partizioni di due ore ciascuna. Se invece usiamo la partizione romana abbiamo che la stessa sera e la stessa mattina si componevano di tre ore ciascuna.

Nel primo caso la locuzione sera e mattina conta un totale di quattro ore; nel secondo sei. Adesso non rimane che calcolare moltiplicando 2300 per 4 e per 6 e suddividere il prodotto per 24, ottenendo così il numero dei  giorni, al quale applicheremo la regola biblica di un giorno per un anno che ci permetterà di fare i nostri calcoli. Sia ben chiaro: tutto quanto individueremo deve rispettare Dn 8,14, cioè deve avere a che fare con la profanazione del tempio.

La prima ipotesi è in fondo la più semplice: 2300×6=13800 che diviso 24 dà 575 giorni/anni. Adesso non rimane che scovare il punto di partenza del calcolo, che però individueremo procedendo a ritroso. Sappiamo cosa successe al tempio nel 70 d.C., per cui sottraiamo 575 anni al 70 d.C. otteniamo il 505 a.C. che, sulla scorta della nostra tabella cronologica dei re d’Israele e Giuda, abbiamo detto essere l’anno dell’esilio babilonese e dell’incendio del tempio da parte di Nabucodonosor. Questo calcolo collega quindi la distruzione ad opera di Nabucodonosor e di Tito e si distingue per la precisione cronologica. Passiamo al secondo.

Questo considera la partizione ebraica del giorno, considerando la sera e la mattina composte di due ore ciascuna, per un totale di 4 ore, che moltiplicate per quattro danno un prodotto di 9200 ore, le quali suddivise per 24 danno, al di là dei decimali presenti, un monte di giorni/anni di 383.Adesso apriamo una parentesi circa chi e quando pronuncia la parola sul ritorno a Gerusalemme.

Mi accingo a trattare uno dei passi più affascinanti di Daniele, la profezia delle Settanta settimane, in un suo aspetto controverso e ancora non chiarito del tutto nei suoi vari punti. Il  percorso cronologico che abbiamo adottato noi non forza assolutamente nulla, ma consulta semplicemente le date proposte nella solita tabella cronologica per conoscere il chi e il quando di Dn 9,25 in cui si scrive che:” Dn 9,25 Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme Noi dunque seguiamo un’altra pista rispetto a quelle sinora battute, la stessa che ha prodotto una  scala cronologica la quale ci dice che la fine dell’esilio babilonese avvenne 70 anni dopo il 517 a.C., anno che, stando ai nostri calcoli, segna l’inizio dell’invasione descritta in 2 Re 24,13, in cui si scrive che essa compì la parola del signore circa l’esilio.

Prima di tutto stabiliamo il primo anno di Nabucodonosor. Per fare ciò ricorriamo alla nostra tabella cronologica e confrontiamola con Ger. 25,1 in cui si dice che l’anno primo di Nabucodonosor è il quarto di Joachim. Joachim s’insedia nel 527 a.C. per cui il suo quarto anno di regno è il 523a.C. Questo è anche il primo di Nabucodonosor al quale vanno tolti 8 anni previsti dalla citazione che segue per ottenere il 515-16 a.C. Nell’economia di questo calcolo credo però che non bisogna dimenticare quanto precisamente scritto in 2Re 24,10-12 cioè

In quel tempo gli ufficiali di Nabucodonosor re di Babilonia marciarono contro Gerusalemme; la città subì l’assedio.  Nabucodonosor re di Babilonia giunse presso la città, mentre i suoi ufficiali l’assediavano.  Ioiachìn re di Giuda si presentò con sua madre, i suoi ministri, i suoi capi e i suoi eunuchi, al re di Babilonia; questi, nell’anno ottavo del suo regno, lo fece prigioniero.

Non bisogna dimenticare cioè che ci fu un assedio, per cui l’inizio dell’invasione e il compimento della profezia avvengono molto probabilmente un anno prima, nel 517 a.C. che è l’anno dell’invasione profetizzata e che costituisce, secondo i nostri calcoli, il termine dal quale partono i 70 anni di esilio. Del resto in questo nostro studio nessuna data e sciolta dalle altre, per cui per ragioni di armonia cronologica tutto consiglia tale anno. Tolti questi 70 anni al 517 a.C. otteniamo il 447-8 a.C. anno dell’editto di Artaserse (gli storici, come scriveremo in seguito, lo collocano nel 445 a.C., per cui l’approssimazione è molto buona) che molti dicono essere colui che pronuncia “la parola” di riedificare Gerusalemme.

A nostro parere, però,  un altro calcolo è possibile circa il pronunciamento della parola, che in questo caso però uscirebbe dalla bocca di Neemia nel 448 a.C. E questa è la nostra tesi di fondo.

Per questo secondo calcolo dobbiamo far riferimento a Dn. 9,25 in cui si scrive che sono fissate 70 settimane da quando uscirà la parola di riedificare Gerusalemme. Quando esce dunque questa parola? Gli storici e gli esegeti comunemente sostengono il 445 a.C., collocando il primo anno di Artaserse nel 465 a.C., per cui il XX° dello stesso re richiesto da Neemia 2,1, indicato dalla maggior parte degli studiosi come l’anno dell’editto di ricostruzione,  è, appunto, il 445 a.C.

Tuttavia noi cerchiamo la concordanza cronologica tra il pronunciamento della parola del rientro e quanto scritto in precedenza circa la fine dell’esilio di Israele e Giuda, che secondo il nostro calcolo avvenne nel 447-8 a.C.( tale data è ottenuta, per Israele, sottraendo 190 anni previsti da Ezechiele 4,4 al III e ultimo anno di Osea re di Israele, cioè 638 a.C.; per Giuda togliendo 70 anni al 517 a.C.).

Poiché sosteniamo che il primo anno di regno di Artaserse è il 471 come fare a trovare tale concordanza dal momento che il suo XX anno di regno è il 451 a.C.? Per coerenza e correttezza infatti dovremmo dire che l’ anno in cui si pronuncia la parola del rientro e che segna la fine dell’esilio di Giuda è il 451 a.C., con una notevole differenza temporale. Quello che però non deve sfuggire è che:”

Giunto a Gerusalemme, vi rimasi tre giorni. Poi mi alzai di notte e presi con me pochi uomini senza dir nulla ad alcuno di quello che Dio mi aveva messo in cuore di fare per Gerusalemme…” (Neemia 2,11-12).

Il fatto che Neemia taccia per tre giorni non deve essere ignorato, perché credo sia sostenibile l’ipotesi che la parola che deve essere pronunciata circa la ricostruzione di Gerusalemme, e dunque la fine dell’esilio, potrebbe essere la sua.

Infatti se come abbiamo scritto gli anni di esilio di Israele finiscono nel 447-8 a.C., qualora contassimo i 3 giorni/anni di silenzio, troveremmo la concordanza cercata perché se al discordante 451 a.C. togliamo appunto i 3 giorni/anni di silenzio otteniamo 448 a.C. e quindi una piena concordanza.

Con quanto scritto sinora crediamo di aver dimostrato che un’altra ipotesi sul chi e quando uscì la parola del rientro è possibile. Tale ipotesi, a differenza di quella comunemente accettata, non forza assolutamente niente e indica Neemia come protagonista e non Artaserse. Inoltre costituisce un’ulteriore prova dell’attendibilità di una cronologia dei re di Giuda e Israele che molti giudicherebbero arbitraria, ma che se messa alla prova dà ottimi risultati, a differenza di quella solitamente usata la quale produce, nel caso in questione, uno scarto temporale di 93 anni tra la fine dell’esilio (538 a.C.) e la parola di ricostruire Gerusalemme (445 a.C.). Scarto sinceramente poco giustificabile.

Terminata la parentesi torniamo in tema. Se consideriamo come punto di partenza della profezia il 447, cioè l’anno in cui uscì la parola di Artaserse (ma forse di Neemia) circa il rientro il calcolo che ne viene fuori è questo: 447-383=64. Tale cifra, se considerata come una data, non è affatto muta perché porta, con una approssimazione ininfluente, a Gneo Pompeo che nel 63 a.C. conquista Gerusalemme e penetra nel Santo dei Santi.

L’ultimo calcolo individua il 35 d.C. come compiersi della profezia  e il 418 a.C. come inizio della stessa. Esso si basa sul computo precedente di 383 giorni/anni che 2300 sere e mattine individuano. Solo che fa partire la profezia dalla consacrazione del secondo tempio, cioè il 418 a.C. Togliendo a 418 anni 383 otteniamo 35, cioè la data che secondo noi segna la crocefissione di Gesù (cfr. cap. 1).  Credo sia utile ricordare che Cristo ha sempre indicato se stesso come nuovo tempio (cfr. Gv. 2,19), per cui la profanazione stavolta consisterebbe nella crocefissione del Cristo.

Mi rendo conto di non aver dato una soluzione al problema, ma solo suggerito alcune interpretazioni. Chissà, forse qualcuno le troverà utili e unendo le sue conoscenze saprà fare di meglio.

7 Una galoppata di 708 anni

Permettete adesso che al passo lento che ha contrassegnato queste pagine subentri un galoppo sfrenato. Infatti in poche sintetiche righe ed alcuni calcoli, dimostrerò come, grazie alla tabella cronologica che ho ricostruita, sia possibile cavalcare, di profezia in profezia, 708 anni di storia ebraica. Partiremo dal 638a.C, che segna secondo i miei calcoli la caduta di Samaria,. e finiremo nel 70d.C. senza alcuna sbavatura cronologica. Pronti? In sella quindi al nostro ronzino temporale!

Come ho scritto nelle pagine precedenti, la caduta di Samaria, secondo il mio calcolo, avvenne nel 638a.C. Quest’anno segna l’inizio dei 190 anni di castighi predetti da Ezechiele 4,4, in cui si scrive :

Mettiti poi a giacere sul fianco sinistro e sconta su di esso la iniquità d’Israele. Per il numero di giorni in cui giacerai su di esso, espierai le sue iniquità: 5 io ho computato a te gli anni della sua espiazione come un numero di giorni. Per centonovanta giorni tu espierai le iniquità degli Israeliti.

I 190 giorni/anni che il profeta indicano partono dal 638°.C. e terminano, fatto un semplice conto, nel 448°.C., anno che secondo i calcoli che ho fatti, segna la fine dell’esilio e viene pronunciata da Artaserse la parola circa il rientro. E’ bene ricordare che in tutto il mio lavoro ho sempre accettata e fatta uguale a zero l’approssimazione di +/- 1 anno, per cui non c’è da meravigliarsi se per far ripartire il nostro cavallo sui sentieri di un’altra profezia uso il 447. E’ solo una questione di precisone.

La profezia che adesso prenderemo in considerazione è quella delle Settanta settimane di Daniele, in particolare le prime sessantanove settimane, cioè l’intervallo che va dal 447a.C. al 35 d.C., anno della morte di Gesù, sempre secondo i miei calcoli (che poi non sono molto diversi da quelli degli esegeti che la collocano nel 32/3°.C.). Anche in questo caso il conto è semplice: [(483-447)-1]=35a.C. Per ben comprendere la formula, che toglie l’anno zero perché inesistente,  credo sia bene riportare la profezia che dice:

Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. 26 Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate.

Come si evince dal testo, da quando uscirà la parola (come abbiamo detto nel 447a.C.) all’uccisione di un principe consacrato (Cristo) intercorrono 69 settimane di anni, per cui 69×7=483 anni, che vanno aggiunti al 447a.C. per ottenere il 35d.C., come abbiamo visto, l’anno in cui il consacrato sarà ucciso.

Adesso affrontiamo gli ultimi 35 anni a galoppo sfrenato. Tra la profezia delle Settanta settimane e Marco 13,30 c’è un legame strettissimo. Credo si possa dire che Daniele passa il testimone a Gesù, il quale, preannunciando la distruzione di Gerusalemme, lo fa con queste parole:

In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute.

Come ho spiegato nelle pagine iniziali, il termine generazione non è vago, ma indica 35 anni. Ed è bene ricordare, anzi, contestualizzare il versetto citato e dire che si colloca in un capitolo dedicato al vaticinio della distruzione di Gerusalemme da parte di Tito; il nostro calcolo, quindi, basato com’è sul termine generazione intesa come 35 anni, deve precisamente dare come risultato il 70d.C., anno storicamente certo circa le vicende tragiche di Gerusalemme. Niente di più semplice: 35d.C.+35(una generazione)=70d.C.

Credo sia importante sottolineare come la data di crocefissione di Gesù sia sempre la stessa, nonostante che i percorsi logici e cronologici siano profondamente diversi. Infatti, il primo la individua rispettando quanto detto da Ireneo circa i 40-50 di Gesù; il secondo con la profezia delle Settanta settimane di Daniele; il terzo con quanto detto nel paragrafo immediatamente precedente, mentre l’ultimo mi accingo adesso a descriverlo brevemente. Esso fa riferimento a Teodoreto di Cirro, il quale nel suo Comento a Daniele alle pag. 231 e seguenti riferisce che la profezia delle Settanta settimane deve svolgersi tra i XX° di Artaserse e il battesimo di Gesù. Sappiamo, sempre da Teodoreto, che tale periodo è di 69 settimane, cioè 483 anni, per cui non rimane che individuare secondo i nostri calcoli tali date. Bene, per quanto riguarda l’anno di battesimo, se la data della Sua morte è il 35d.C, essa non può che essere il 32a.C. perché il Suo ministero durò tre anni. Per quanto riguarda il XX° di Artaserse, se il suo primo anno di regno fu come abbiamo detto il 471/2, esso coincide con il 451/2. Arrotondiamo per semplificare al 451a.C. e facciamo questo semplice calcolo: [483-451)-1]= 31, ciò significa che, tolto l’inesistente anno zero, abbiamo trovato l’anno cercato, seppur con una leggerissima approssimazione, che abbiamo detto essere ininfluente. Forse è inutile dire quello che avete già capito da soli: Teodoreto  conosceva le mie date e la mia cronologia, altrimenti sarebbe una ben strana coincidenza. Del resto troviamo tracce della cronologia che ho ricostruita anche in altri autori. Infatti il Midrash riporta che Vasti, regina spodestata da Ester, si definisce “figlia della figlia di Nabucodonosor”. Per dar ragione dei pochi anni che la dividerebbero dal re menzionato (cosa che ovviamente non accade se si collocano le vicende esiliache nel 586a.C. e il libro di Ester negli anni di Artaserse) si scrive che tale notazione parentale non deve essere interpretata letteralmente, perché è solo una forma letteraria con cui si indica una generica discendenza in linea femminile. No, a mio parere è possibilissimo che Vasti fosse nipote diretta di Nabucodonosor, se il  il suo primo anno di regno è il 524a.C., mentre quello di Artaserse il 471a.C.  Il mio studio, inoltre, non ha bisogno, per spiegare la presenza ebraica a Babilonia negli anni di Artaserse, non ha bisogno d’immaginare una diaspora, addirittura la prima. Infine non deve spiegare come sia possibile che Mordocheo fosse all’epoca dei fatti ultra centenario, poiché tutto si svolge in un tempo molto più breve. Ma anche l’archeologia fornisce preziose tracce che avvalorano la mia cronologia che, come avrete capito, esclude Ciro dalle vicende relative all’esilio. La Stele di Ciro infatti non menziona gli Ebrei nella lista dei popoli liberati. Vero è che la Bibbia riferisce esplicitamente che fu Ciro a liberarli, ma credo sia meglio, per ora, lasciar correre perché sarebbe un discorso che ci porterebbe troppo lontano.

Eccoci arrivati, signori, di profezia in profezia non solo siamo giunti a destinazione, ma abbiamo completato anche il puzzle. Però prima di lasciarvi ad osservare questo lato ancora nascosto  del volto di Gesù, opera  delle vostre mani -in fondo seguendo questa cronologia l’abbiamo o no data notizia della Sua anagrafe?- voglio proporvi un ultimo semplice, ma molto simbolico calcolo che v’incuriosirà (sarebbe bello sapere cosa ne pensano i rabbini, solitamente molto sensibili al linguaggio dei numeri). La cronologia che ho cercato di spiegare colloca l’inizio dell’assedio di Gerusalemme, che fa partire il conteggio degli anni d’esilio, nel 517 a.C. (notate bene, la presa è del 516 a.C.), mentre la fine dello stesso è del 447 a.C. Siccome tutti di voi sapranno che Tito devasta Gerusalemme nel 70 d.C., fate adesso questo calcolo:[(447+70)-1]=516. In pratica significa che, tolto l’anno zero che non esiste, la cifra che indica il totale degli anni trascorsi dall’emanazione della “parola” sul rientro (cfr. DNA. 9,25) e la devastazione di Tito è uguale  a quella che indica l’anno in cui:

Il re di Babilonia portò via di là tutti i tesori del tempio e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d’oro, che Salomone re di Israele aveva posti nel tempio. Così si adempì la parola del Signore. (2Re 24,13)

e che dunque segna la presa di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor. In altre parole: dall’anno della ricostruzione di Gerusalemme dopo l’esilio alla devastazione di Tito intercorre una cifra di anni uguale a quella che segna la caduta di Gerusalemme per mano di Nabucodonosor. Sì, lo so appare più come una tessera scivolata da chissà quale altro puzzle. Mica sarà colpa dei bambini?

Tabella cronologica di sintesi

989a.C. PRIMO ANNO DI REGNO DI DAVIDE
945 a.C. INIZIO LAVORI PER LA COSTRUZIONE DEL TEMPIO
938a.C. TERMINANO I LAVORI AL TEMPIO
638a.C. IX° DI OSEA, CADUTA DI SAMARIA, INIZIANOI 190 ANNI DI ESPIAZIONE PREVISTI DA EZ. 4,5
524a.C. I° ANNO DI NABUCODONOSOR
517a.C. PRIMO DEI 70 ANNI DI ESILIO
505a.C. XI°DI SEDECIA. CADUTA DI GERUSALEMME. IL TEMPIO E’ INCENDIATO
471a.C. I° ANNO DI ARTASERSE
468a.C. ESTER REGINA
464a.C. VII° DI ARTASERSE, RITORNO DI ESDRA
451a.C. XX° DI ARTASERSE, NEEMIA OTTIENE DI POTER RITORNARE A GERUSALEMME. INIZIO LAVORI PER LA RICOSTRUZIONE DELLE MURA
447a.C. FINE DELL’ESILIO DI GIUDA E ISRAELE
424a.C. INIZIO LAVORI PER LARICOSTRUZIONE DEL II° TEMPIO
418a.C. FINE LAVORI PER LA RICOSTRUZIONE DEL II° TEMPIO
399a.C. TERMINE LAVORI PER LA RICOSTRUZIONE DELLE MURA
15 a.C. NASCITA DI GESU’
35 d.C., CROCEFISSIONE
70 d.C. CADUTA DI GERUSALEMME
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