Сronologia 4

testo tradotto in italiano da Claudio dell'Orda

This Italian translation of the fragments of the 4-st volume by Anatoly Fomenko was done by Claudio dell'Orda from the English edition: 
A. T. Fomenko, T. N. Fomenko, V. V. Kalashnikov, G. V. Nosovskiy
History: " Fiction or Science?"
THE CHRONOLOGY OF RUSSIAN HISTORY.
NEW CHRONOLOGY AND CONCEPTION OF BRITISH HISTORY. ENGLAND AND RUSSIA (OR THE HORDE).
THE CHRONOLOGY AND GENERAL CONCEPTION OF ROMAN AND BYZANTINE HISTORY

Capitolo 14: Informazioni varie.

 

32. La Storia della Russia di Lomonosov: la questione dell'autenticità. Lomonosov o Miller?

A.T. Fomenko, N.S. Kellin e G.V. Nosovskiy

 

In precedenza abbiamo ventilato l’ipotesi che il testo conosciuto come “L’Antica Storia della Russia” oggi attribuito a Mikhail Vasilyevich Lomonosov, pubblicato diversi anni dopo la sua morte, sia o un falso completo o una versione sostanzialmente distorta del lavoro di V. Lomonosov sulla storia russa. Abbiamo anche presunto che l’autore della falsificazione possa essere identificato personalmente come G. F. Miller, o uno dei suoi assistenti che rispondeva ai suoi ordini.

È stato segnalato che il manoscritto de “L’Antica Storia della Russia”, che avrebbe potuto servire come prova della sua autenticità, non è sopravvissuto ([493]). Sette anni dopo la morte di Lomonosov, la sua opera sulla storia russa fu finalmente pubblicata, ma solo il primo volume, il resto si è perso. La pubblicazione è probabilmente stata supervisionata da Miller, il che ci conduce al sospetto che si tratti di un falso. Primo, “L’Antica Storia della Russia” di Lomonosov è miracolosamente in perfetta corrispondenza con la versione milleriana della storia. Secondo, la scomparsa del secondo volume e del resto è piuttosto indicativo: è improbabile che le discrepanze tra la versione di Lomonosov e quella di Miller cominciassero a manifestarsi dal secondo volume in avanti. Si ha il sospetto che Miller abbia prodotto una versione falsificata del primo volume e distrutto il resto con la possibile motivazione di ridurre la quantità di lavoro che implicava il falso.

L’ipotesi che “L’Antica Storia della Russia” di Lomonosov sia un falso, viene verificata nel presente paragrafo con l’uso del metodo dell'invarianza autoriale, scoperto e sviluppato da V. R. Fomenko e T. G. Fomenko, vedi Appendice 3 di Cronologia2. Questi sono i risultati.

1) Abbiamo confrontato il valore dell'invarianza autoriale de “L’Antica Storia della Russia” con quello dei lavori di Lomonosov, i cui originali autentici sono ancora disponibili. Il risultato conferma l’ipotesi che “L’Antica Storia della Russia” attribuito oggi a Lomonosov, sia un falso. L’ipotesi può dunque ritenersi provata.

2) Abbiamo anche confrontato i valori dell'invarianza autoriale per “L’Antica Storia della Russia” e il testo di G. F. Miller ([529]). Questo fatto conferma la supposizione che Miller abbia preso parte alla falsificazione, sebbene non lo provi in modo definitivo.

Ci troviamo dunque davanti al seguente problema. È vero che il libro pubblicato sotto il nome di Lomonosov e intitolato “L’Antica Storia della Russia” è sostanzialmente differente dal vero originale di Lomonosov? Se si, chi è responsabile della falsificazione?

La soluzione di questo problema può essere affrontata con l’uso del metodo sviluppato in [893] e [Metodi2]:2, pagg. 743-778. Il metodo permette di verificare, in qualche modo, l’autore del testo e si basa sull’algoritmo dell'invarianza autoriale scoperto da V. R Fomenko e T. G. Fomenko, vedi Cronologia2, Appendice 3. L’invarianza si può definire come la frequenza della funzione dell’utilizzo delle parole. Il calcolo di questa frequenza ci dà la possibilità di rivelare la presenza di un plagio e trovare gli autori che utilizzano uno stile simile.

Spieghiamo brevemente ai lettori a cosa ci riferiamo in questo momento. L’ invarianza autoriale dei lavori letterari può essere uno strumento utile per la soluzione dei problemi di attribuzione letteraria. Sotto il nome di invarianza autoriale intendiamo un parametro numerico relativo al testo in questione, il cui valore può caratterizzare inequivocabilmente il testo di un singolo autore o un piccolo gruppo di autori, ma cambia significativamente nei casi di testi scritti da differenti gruppi di autori. È auspicabile avere un gran numero di gruppi simili e avere meno autori “simili” in un singolo gruppo, in confronto con la somma totale dello studio.

Gli esperimenti numerici dimostrano che la scoperta delle caratteristiche numeriche che permettano di distinguere tra testi di differenti autori senza ambiguità, è un compito tutt’altro che facile. Il fatto è che la creazione di un testo narrativo è condizionata anche da fattori che possono essere controllati coscientemente. Per esempio, la frequenza d’uso di parole rare o straniere, caratteristiche di un certo autore, può riflettere in parte la sua erudizione; comunque, questo è un fattore che può essere facilmente controllato dall’autore, il che rende questa caratteristica inutilizzabile come invarianza autoriale ([893]; vedi anche [Metodi2]:2, pagg. 743-778, e Cronologia2, Appendice 3).

Alcune delle complicazioni nascono dal fatto che molte caratteristiche numeriche del testo sono estremamente sensibili ai cambiamenti di stile nel lavoro dello stesso autore, cioè, si riferiscono a differenti valori del testo scritto dallo stesso autore in differenti periodi. Perciò la stima di una tecnica caratteristica di un dato autore, è piuttosto complessa, specialmente se vogliamo stimare questo parametro individuale quantitativamente.

La caratteristica che cerchiamo deve soddisfare le seguenti condizioni:

1) Devono essere molto “generiche” per risultare oltre il controllo cosciente di un autore; in altre parole, la caratteristica deve manifestarsi come un “parametro inconscio”.

2) Deve essere stabile per ogni autore, che significa che ci può essere solo una piccola deviazione da qualche valore medio, che rimane lo stesso, fluttuando molto poco da testo a testo.

3) Deve essere applicabile per distinguere tra i diversi gruppi di autori. In altre parole, abbiamo bisogno di differenti gruppi di autori tra i quali le differenze tra i valori di questa caratteristica siano più grandi che quelli trovati nei testi di un singolo autore.

Dopo che V. R. Fomenko e T. G. Fomenko hanno condotto un ampio esperimento di calcolo, è risultato che il parametro numerico dei testi che soddisfano le condizioni di cui sopra è l'uso relativo della frequenza di tutte le parole funzionali del testo: preposizioni, congiunzioni e particelle grammaticali, vedi figg. da 14.147 a 14.150 ([893] e [909]). Procedendo lungo il testo, utilizzando 16.000 campioni di parole, l’uso delle parole funzionali si rivela essere più o meno costante per tutti i lavori di un dato autore. In altre parole, la curva che rappresenta l’evoluzione di detta frequenza, diventa quasi una linea orizzontale. I valori minimi e massimi sono stati presi da ogni autore dello studio; perciò, il parametro in questione è utile per distinguere tra i vari autori. Per questo è stato chiamato invariante autoriale. Può essere utilizzato per l'attribuzione dei testi anonimi, come anche per scoprire plagi, sebbene con un certo grado di cautela, poiché alcuni autori possono avere valori invarianti simili (Fonvizin e Tolstoj, per esempio). Inoltre, conclusioni statistiche affidabili richiedono l’uso di opere voluminose.

L’ultima condizione si incontra nel caso di Lomonosov e Miller. Entrambi hanno lavori che possono essere utilizzati per molti campioni consecutivi di 16.000 parole. I requisiti di applicabilità sono perciò presenti nei due autori. La nostra applicazione del metodo dell’invarianza autoriale è stata nel presente caso la seguente:

Passo 1. Abbiamo considerato tutti i lavori disponibili di M. V. Lomonosov, i cui manoscritti autentici, scritti con la sua grafia, sono tuttora disponibili. Di questi, abbiamo selezionato quelli che contengono la quantità richiesta di parole nel testo.

Passo 2. Abbiamo calcolato l’invarianza autoriale per M. V. Lomonosov, ossia l’evoluzione percentuale delle parole funzionali con il metodo spiegato in [893], [909], [Metodi2]:2, pagg. 743-778, e Cronologia2, Appendice 3.

Passo 3. Successivamente, abbiamo calcolato l’invarianza autoriale di “L’Antica Storia della Russia” oggi attribuita a Lomonosov. Il volume di testo è sufficiente per i calcoli dell’invarianza autoriale.

Passo 4. Abbiamo studiato tutti i lavori disponibili di G. F. Miller. Abbiamo preso solo quelli con un sufficiente volume di testo in russo.

Passo 5. Il metodo su riportato è stato quindi utilizzato per calcolare l’invariante autoriale di G. F. Miller, ossia l’evoluzione della percentuale di parole funzione.

Passo 6. Infine abbiamo comparato i valori delle invarianze raccolte con i nostri calcoli.

Abbiamo utilizzato i seguenti testi di G. F. Miller come pubblicati da [529]:

1) “On Reverend Nestor, the First Russian Chronicler, his chronicles and his successors”.

2) “A Proposal to Correct the Errors of the Foreign Authors Writing about Russia”.

3) “A Description of Maritime Voyages into the East Sea and the Arctic Ocean Made by the Russians”.

4) “News about the Latest Maritime Voyages into the Arctic vedi and the Kamchatka Sea, Starting with 1743, or the End of the Second Expedition to Kamchatka. From the reign history of the Great Empress Catherine the Second”.

5) “On the [Russian] Nobility”.

6) “ [A Description of towns and cities in the Muscovite province]”.

7) “Biography and Reign History of Fyodor Alexeyevich”.

8) “ [Project to create a historical department of the Academy]”.

9) “Important Things and Difficulties Encountered in the Compilation of the Russian History”.

10) “An Instruction to the Translator Andreyan Doubrovskiy”.

11) “Selected Correspondence”.


Figura 14.147.
Il comportamento del parametro –la percentuale della
parola funzione per campioni di 2000 parole.
Si vede che le curve risultanti sono caotiche.

Figura 14.148.
Il comportamento del parametro –la percentuale della parola
funzione per campioni di 4000 parole. Le curve rimangono caotiche,
ma tendono a diventare più uniformi.

Figura 14.149.
Il comportamento del parametro –la percentuale
della parola funzione per campioni di 8000 parole.
Le curve ancora si intersecano occasionalmente,
ma stanno diventando sempre più uniformi.

Figura 14.150.
Il comportamento del parametro –la percentuale della parola funzione
per campioni di 16000 parole. Le curve si sono trasformate in linee più
o meno rette, il che significa che il parametro si è stabilizzato,
con discrepanze significative tra il suo valore per i diversi autori.
Il parametro è quindi “buono”, è un'invariante autoriale e può essere
utilizzato per distinguere autori diversi.

Solo i testi 3-7 hanno un volume sufficiente di parole superiore a 16,000 vocaboli. In più bisogna escludere i testi che non erano originariamente scritti in russo e che possono essere stati tradotti da qualcuno diverso da Miller. Questo riguarda il lavoro #6; la descrizione di Kolomna è fatta in tedesco, inoltre il lavoro #6 contiene molte tabelle che complicano i calcoli. I lavori 3 e 4 contengono un gran numero di dati numerici, che complicano anch’essi i calcoli. Il testo #7 contiene molte tabelle e numeri; in più lo abbiamo riportato in differenti formati, che è anch’essa una complicazione tecnica. Anche questo testo è stato scartato.

Abbiamo perciò basato la ricerca sul testo #5. Il suo volume è di oltre 16.000 parole. Abbiamo escluso la parte del libro che consiste di una moltitudine di tabelle, cioè pagg. 197-206. I materiali da noi processati perciò corrispondono a pagg. 180-197 (inizio del testo prima delle tabelle, e pagg. 206-225 (fine del testo dopo le tabelle). La numerazione delle pagine è data secondo [529].

Il risultato della ricerca è il seguente: l’invarianza autoriale di Miller è uguale al 28 per cento.

Dobbiamo fare la seguente importante affermazione. Questo valore dell'invarianza è eccezionalmente grande, vedi fig. 14.150. È la più grande di tutte le invarianze calcolate per gli autori i cui testi sono stati analizzati in [893] e [909] - vedi Cronologia2, Appendice 3.

Ora calcoliamo l’invarianza autoriale di M. V. Lomonosov. Abbiamo studiato i seguenti lavori dell'autore:

1) “A Description of the Marksmen’s Mutinies and the Reign of Zarina Sofia.

2) “A Brief Account of the Academic Chancellery’s History in the Words of the Wise and the Deeds - from the beginning of the present corpus and until our day”.

3) “The Ancient History of Russia from the Origins of the Russian Nation to the Death of Great Prince Yaroslav I in 1054, Written by Mikhail Lomonosov, State Council Member, Professor of Chemistry and Member of the Imperial Academy of Sciences in St. Petersburg and the Swedish Royal Academy of Sciences”.

Ci sono altri 44 testi di M. V. Lomonosov pubblicati in [493], ma non li abbiamo presi in considerazione per varie ragioni: quelli elencati sopra come testi di Miller, come anche il fatto che un terzo sono scritti in versi e non in prosa. Sottolineiamo che l’invarianza autoriale può essere applicata con sicurezza solo alla prosa. Il rifiuto di molti altri testi è spiegato dal fatto che gli originali non sono sopravvissuti fino ad oggi, come è il caso de “L’Antica Storia della Russia” con cui abbiamo a che fare adesso e quindi non si può essere certi della loro attribuzione a M. V. Lomonosov. Come risultato siamo arrivati a considerare il lavoro #2, che corrisponde a tutte le condizioni richieste.

Il risultato dei calcoli è il seguente: L'invarianza autoriale di Lomonosov nel lavoro #2 è del 20-21 per cento. È un valore veramente basso per l'invarianza autoriale e corrisponde alla soglia più bassa di questo valore considerati tutti gli autori che abbiamo trattato (vedi fig. 14.150).

Vediamo qualcosa di totalmente diverso nel caso de "L'Antica Storia della Russia" (lavoro #3). L'invarianza autoriale si è dimostrata estremamente instabile in questo caso, in alcuni esempi è del 27 per cento mentre in altri è del 25 per cento. Non ci sono discrepanze così evidenti nel caso di ogni altro testo dello stesso autore. L’invarianza autoriale per "L'Antica Storia della Russia" varia sporadicamente tra il 24 e il 27 per cento.

La forte fluttuazione dell'invarianza autoriale che vediamo, implica che il lavoro #2 e il lavoro #3, elencati sotto il nome di Lomonosov, appartengono a differenti autori. Comunque, nel caso del lavoro #2, la paternità di Lomonosov è indiscutibile, poiché ancora esiste il manoscritto con la grafia propria di Lomonosov. Questo implica che "L'Antica Storia della Russia" non è stato scritto da M. V. Lomonosov. Inoltre, i valori dell’invarianza autoriale de "L'Antica Storia della Russia" ascritti a Lomonosov, sono in corrispondenza perfetta con i valori scoperti per G. F. Miller. A rigor di termini, questo non è ancora sufficiente per provare che la Storia di Lomonosov sia stata falsificata da Miller stesso, poiché differenti autori possono mostrare simili o identici valori di invarianza ([893]). Noi abbiamo provato solo che il lavoro è un falso.

Comunque, i risultati precedenti rendono Miller un candidato molto valido per la falsificazione del lavoro di Lomonosov sulla storia della Russia, ancor più considerando che i valori invarianti dei testi di Miller e quelli de "L'Antica Storia della Russia" attribuita a Lomonosov, sono molto rari tra gli autori russi, vedi Cronologia2, Appendice 3. Questo fa si che la corrispondenza tra i valori di Miller e quelli dell’ipotetico falsificatore della “Storia Antica” di Lomonosov, rendano Miller il più evidente sospettato.

L’innaturale aberrazione del valore d’invarianza de “L’Antica Storia” si può quindi spiegare in maniera semplice. Il falsificatore ha utilizzato i testi originali di Lomonosov come base. Evidentemente, la distorsione dell’originale nel processo di riscrittura è stata variabile e questo ha prodotto le erratiche fluttuazioni dell’invarianza e l’anormalità dell’oscillazione.

Sottolineiamo che i valori di invarianza autoriale per "L'Antica Storia della Russia" sono drammaticamente differenti da quelli che ritroviamo nei lavori autentici di Lomonosov, cioè l’oscillazione della fluttuazione è del 3-4 per cento, laddove normalmente rientra entro i limiti dell’uno per cento nei testi dello stesso autore ([803]). È quindi ovvio che la versione pubblicata de "L'Antica Storia della Russia" contiene molto poco del testo originale: è per la maggior parte un falso.

Corollario 1. Si è scoperto che l’invarianza autoriale de "L'Antica Storia della Russia" conferma la nostra ipotesi sul fatto che il testo originale di Lomonosov sia stato distorto per la gran parte, virtualmente riscritto di nuovo prima della pubblicazione che ebbe luogo sette anni dopo la morte di M. V. Lomonosov.

Corollario 2. Abbiamo scoperto che l’invarianza autoriale de "L'Antica Storia della Russia" è molto vicina a quella dei lavori di G. F. Miller, il primo sospettato per la falsificazione del libro. Questo non prova ancora che la “Storia” di Lomonosov sia stata falsificata da Miller; conosciamo a priori i testi scritti da differenti autori le cui invarianze autoriali sono tuttavia simili tra loro (I. S. Tourgenev e L. N. Tolstoj, per esempio, qv in [893] e [909]). Comunque, nel caso presente, data la lunga e dura lotta tra Lomonosov e Miller, la scoperta di simili invarianze autoriali nel testo di Miller e ne "L'Antica Storia della Russia", indica che molto probabilmente non è altri che G. F. Miller che ha modificato radicalmente o completamente riscritto la “Storia” di M. V. Lomonosov.

 

 

33. I testimoni oculari stranieri del XVI secolo situati a Novgorod la Grande sul fiume Volga.

 

La nostra ricostruzione come descritta precedentemente, suggerisce che Novgorod la Grande, come descritta nelle cronache russe, si può identificare o come la città di Yaroslavl sul Volga, o come un gruppo di famose città russe intorno a Yaroslavl. A. I. Karagodov e V. P. Cherepanov della Università di Stato di Scienze Tecniche di Saratov, ci hanno segnalato alcune prove dirette della nostra ricostruzione, sopravvissute nei testi medievali del XVI secolo. Evidentemente, Taube e Kruse, i presunti testimoni oculari degli eventi che ebbero luogo all’epoca dell’oprichnina, fanno un riferimento diretto al fatto che Novgorod la Grande stava sul Fiume Volga. Citiamo un passaggio da [117]: “Cronisti esteri e storici dell’epoca [il presunto XVI secolo - Aut.] dipinsero un orribile e repulsiva immagine dell’oprichnina e del suo creatore [Ivan il Terribile - Aut.]. Comunque, ci si può davvero fidare della testimonianza di Taube e Kruse? Nel loro racconto degli omicidi di Novgorod, collocano la città sulle rive del Volga come testimoni oculari di quegli eventi” ([117], pag. 287).

Vediamo che l’autore, uno storico della scuola scaligeriana, sollecita il lettore a non fidarsi di Taube e Kruse, citando la loro affermazione su Novgorod la Grande collocata sulle rive del Volga, il che naturalmente contraddice la storia scaligeriana e romanoviana. Tuttavia, questo rapporto di Taube e Kruse coincide perfettamente con la nostra ricostruzione. È fortunatamente sfuggito alla attenzione degli editori romanoviani nel XVII-XVIII secolo, i quali erano particolarmente diligenti nei loro tentativi di rimuovere ogni prova reale dagli annali della storia russa.

Tuttavia, non si ha ragione di dubitare della competenza di Taube e Kruse, i quali erano ben consapevoli di ciò che scrivevano. Non erano solo dei testimoni oculari degli eventi che ebbero luogo a Novgorod sul Volga. Si scopre che erano diventati membri dell’oprichnina per volontà di Ivan IV: “Lo Zar non solo proteggeva i dissidenti, ma addirittura avvicinava molti di loro a sé. Rese... I. Taube ed E. Kruse membri dell’Oprichnina” ([775], pagg. 281-282). Si può presumere che Taube e Kruse conoscessero bene la posizione della Novgorod distrutta da Ivan IV (“Il Terribile”).

 

 

34. Alexandrovskaya Sloboda capitale della Russia, ossia l’Orda, nel XVI secolo.

 

In Cronologia6 dimostriamo che il Cremlino di Mosca, come anche altre costruzioni di Mosca come capitale, furono effettuate come minimo nella seconda metà del XVI secolo. Abbiamo datato la fondazione del Cremlino all’epoca dell’oprichnina, identificando la costruzione della città come la famosa fondazione della capitale di Ivan nell’epoca dell’oprichnina. Abbiamo presupposto che la processione reale si fermasse solo temporaneamente nella famosa Alexandrovskaya Sloboda, sulla rotta da Suzdal a Mosca. Dobbiamo anche ricordare ai lettori che la Biblica città di Souza si può molto probabilmente identificare con Suzdal, vedi Cronologia6. Uno studio ulteriore del problema ha rivelato il fatto che il quadro fosse persino di interesse maggiore per noi ricercatori.

Si presuppone che Alexandrovskaya Sloboda (la moderna città di Alexandrov nell’Oblast di Vladimir) sia stata la capitale della Russia nel vero e proprio senso della parola per 20 anni, a cominciare con l’inizio dell’epoca dell’oprichnina nel 1563 ([12], pag. 17). Questo sembra essere vero. Le fonti riportano che complessi di lussuosi palazzi, con un certo numero di costruzioni secondarie, erano stati eretti in Alexandrovskaya Sloboda: “La corte dello Zar a Sloboda includeva il palazzo dello Zar e della nobiltà come anche le sue costruzioni ausiliarie, il giardino reale, un sistema unico di laghi e chiuse che venivano utilizzate per riempire il fossato d’acqua. Ad Alexandrovskaya Sloboda erano attivi servizi di stato di ogni tipo, inclusa la Duma dell’Oprichnina, la corte reale, gli uffici diplomatici e il Ministero degli Affari Esteri” ([11], pag. 7). Evidentemente, “i migliori artisti di icone e costruttori vivevano e lavoravano qui; costruirono un magnifico agglomerato di palazzi e templi, secondi in splendore solo al Cremlino di Mosca” ([11], pag. 5). Come possiamo capire oggi, le cose sembrano esser accadute in un ordine diverso: la capitale Alexandrovskaya Sloboda era precedente al Cremlino, che fu costruito a sua immagine qualche tempo dopo, nel XVI secolo.

Alexandrovskaya Sloboda era il posto in cui lo Zar incontrava gli inviati stranieri; questo fatto rimase riflesso nelle memorie di Ulfeldt, Ambasciatore Danese nel XVII secolo: “Le impressioni su Alexandrovskaya Sloboda e sullo Zar Russo (il “crudele Faraone”) si riflettevano nel libro dell’ambasciatore intitolato ‘Un Viaggio in Russia di Jacob Ulfeldt, Inviato Danese’” ([11], pag. 9). A proposito, il fatto che l’ambasciatore danese chiamasse lo zar russo Faraone, non è una mera comparazione letteraria; lo zar era davvero il Faraone d’Egitto descritto nella Bibbia; alcune parti della Bibbia furono scritte in questa epoca, vedi Cronologia6. Le cronache dell’epoca sembra che usassero il termine “Alessandria d’Egitto” per riferirsi alla capitale Alexandrovskaya Sloboda. Il ricordo della Libreria di Alessandria sembra della stessa epoca e si riferiva alla Libreria di Alexandrovskaya Sloboda, ossia la famosa libreria di Ivan il Terribile ([11], pag. 6). In questo caso, la scomparsa della famosa “antica” Libreria di Alessandria in un incendio, potrebbe essere un riflesso leggendario della reale distruzione di Alexandrovskaya Sloboda da parte dei Romanov, all’epoca del XVII secolo: “Durante il Periodo dei Torbidi” il complesso del palazzo fu distrutto e saccheggiato” ([11], pag. 11). Oggi il territorio di Alexandrovskaya Sloboda è occupato dal convento Svyato-Ouspenskiy.

A proposito, si presume che il “principe Ivan [il figlio di Ivan “Il Terribile” - Aut.] sia morto ad Alexandrovskaya Sloboda dopo una ferita mortale inflittagli dallo Zar in un impeto di rabbia” ([12], pag. 16). Si presume inoltre che “lo Zar partisse da Alexandrovskaya Sloboda in seguito alla morte del suo figlio più grande” ([11], pag. 1 1). È anche possibile che alcuni degli eventi riflessi nel libro biblico di Ester, abbiano avuto luogo proprio qui in Alexandrovskaya Sloboda, nel XVI secolo, vedi Cronologia6.

Gli storici moderni si confrontano con la necessità di spiegare perché la capitale della Russia fosse ad Alexandrovskaya Sloboda e non a Mosca. Scrivono quanto segue: “Un altro paradosso è che la Corte dell’Oprichnina a Mosca, costruita nei primi mesi che seguirono il Febbraio del 1565… fosse in generale associata con la capitale dell’Oprichnina, ovvero Alexandrovskaya Sloboda. Tutte le funzioni governative furono concentrate in Alexandrovskaya Sloboda verso l’autunno del 1565… a cominciare dal 1568, gli scrivani reali e le case editrici furono concentrate qui” ([12], pag. 16; anche [11], pag. 6). A parte la pubblicazione di libri, questo era anche il posto dove costruivano le campane” ([11]). E così via. Gli storici “spiegano” questo, suggerendo che Ivan il Terribile fosse un tiranno eccentrico che aveva deciso di trasferire la corte da Mosca ad Alexandrovskaya Sloboda. Siamo di diversa opinione, che può essere esposta così. La costruzione della capitale a Mosca non era ancora iniziata a quel tempo. Agli albori dell’epoca dell’Oprichnina la capitale reale della Russia e il quartier generale dello Zar, o Khan, venne spostato ad Alexandrovskaya Sloboda da Suzdal, ossia la biblica Souza e rimase là per circa 15 anni. È probabile che un nuovo spostamento della capitale fosse iniziato col Khan Ivan Simeone alla fine del XVI secolo, dopo la sconfitta dell’Oprichnina, per spostarla di altri cento chilometri verso Ovest. Quindi è stata costruita Mosca.

I disordini ricominciarono all’inizio del XVII secolo. Mosca venne incendiata e il Cremlino passò di mano diverse volte. Si presume che Mosca fu rasa al suolo. Perciò, Mosca fu rasa al suolo o perlomeno quasi completamente distrutta al termine del Periodo dei Torbidi, durante l’epoca dell’interregno e delle guerre civili dei primi del XVII secolo, proprio prima dell’ascesa dei Romanov. Questo deve aver portato alla distruzione del Cremlino. Secondo I. A. Zabelin, persino alla fine del regno di Mikhail Romanov, nel 1645, “l’intero Cremlino era in rovina; diversi strati di mattoni mancavano dalle mura della cittadella e alcune delle torri avevano le pareti scavate con le bianche pietre sparse a terra. Le cupole di alcune torri erano in uno stato deplorevole o del tutto crollate”. La ricostruzione del Cremlino iniziò ([284], pag. 165).

 

 

35. L’iscrizione contraffatta con il nome del monarca sul presunto ritratto di Ivan il Terribile che risale al XVII secolo.

 

In molte occasioni, abbiamo incontrato delle contraffazioni nei documenti storici russi datati al XVI secolo o addirittura dei falsi assoluti. La nostra esperienza con la datazione dei materiali storici ci ha lasciato con la sensazione che sia molto difficile trovare artefatti autentici del XV-XVI secolo, sopravvissuti alla censura dei Romanov, sia tra i documenti che tra gli oggetti esibiti nei musei. Questa censura ha lasciato un segno sugli oggetti presenti nei musei di Alexandrovskaya Sloboda, datati in particolare al XVI secolo. Tra gli altri oggetti del museo della Chiesa Pokrovskaya (XVI-XVII secolo) e della Sala da Pranzo (XVI secolo), qv in figg. 14.151, 14.152 e 14.153) vediamo un ritratto reale (fig. 14.154). Si presume rappresenti lo Zar Ivan Vasilyevich “Il Terribile”. Gli storici moderni datano il ritratto alla fine del XVII o inizio del XVIII secolo ([11], pag. 4). È spesso chiamato un “dipinto unico del XVII secolo” ([11], pag. 9). Perciò, quello che abbiamo a disposizione è una immagine molto rara di un autocrate russo.

La Chiesa Pokrovskaya del XVI-XVII secolo
Figura 14.151.
La Chiesa Pokrovskaya del XVI-XVII secolo e la Sala da Pranzo
del XVI secolo, fanno parte dell'insieme del palazzo reale costruito
ad Alexandrovskaya Sloboda dallo zar Ivan IV.
La Chiesa Pokrovskaya del XVI-XVII secolo
Figura 14.152.
La Chiesa Pokrovskaya del XVI-XVII secolo e la Sala da Pranzo
del XVI secolo ad Alexandrovskaya Sloboda.
Alexandrovskaya Sloboda
Figura 14.153.
La Chiesa Pokrovskaya del XVI-XVII secolo e la Sala
da Pranzo del XVI secolo ad Alexandrovskaya Sloboda.

 

Alla base del ritratto troviamo un’iscrizione che sembra suggerire che lo Zar in questione sia davvero Ivan Vasilyevich. Tuttavia, la fotografia del ritratto citato nell’album ([11], pag. 4), per qualche ragione lascia fuori l’iscrizione; vediamo solo la prima riga e una parte della seconda. C’è forse qualche ragione per far ciò? Diamo un’occhiata all’edizione fondamentale che ci parla in dettaglio del museo di Alexandrovskaya Sloboda ([1373]). La primissima pagina del libro contiene una riproduzione di questo ritratto; la maggior parte dell’iscrizione è lasciata fuori; vediamo solo una vaga traccia della prima riga e nient’altro.

Questo dettaglio, da solo, non sarebbe stato degno della nostra attenzione se non fosse per il fatto che l’iscrizione in sé è del massimo interesse. Lo abbiamo capito solo visitando il museo di Alexandrovskaya Sloboda. Abbiamo fotografato l’intera iscrizione, che si può vedere nelle figg. 14.155 e 14.156. Come possiamo vedere, il ritratto porta la seguente dicitura: “Ivan Vasilyevich, Zar e Gran Principe di Russia, saggio e coraggioso sovrano. Lo Zar conquistò tre regni: Astrakhan, Siberia e la Terra dei Cazari, rendendoli parti del suo dominio; ha anche sconfitto i nemici Svedesi e recuperato gran parte della terra Russa. Il primo ad essere incoronato e...”

Qui il testo finisce brutalmente; vediamo degli strani scarabocchi invece del resto della frase. L’iscrizione è davvero interessante.


Figura 14.154.
Ritratto reale esposto nel museo della chiesa Pokrovskaya
e nella Sala da Pranzo del XVI secolo ad Alexandrovskaya Sloboda.
Presumibilmente un ritratto di Ivan Vasilyevich “Il Terribile”.
Tratto da [11].
Ivan Vasilyevich
Figura 14.155.
La scritta sotto il ritratto di “Ivan Vasilyevich” nel museo della chiesa
Pokrovskaya e nella Sala da Pranzo del XVI secolo.
Fotografia scattata dagli autori nel 1998.


Ivan Vasilyevich
Figura 14.156.
Frammento della scritta sotto il ritratto di “Ivan Vasilyevich”:
ingrandimento.
La scritta è stata ovviamente alterata:
vediamo che originariamente qui c'era scritto qualcos'altro.

 

Per prima cosa, il regno di Kazan è chiamato la Terra dei Cazari, che concorre perfettamente con la nostra ricostruzione, secondo la quale il famoso “antico regno dei Cazari” è identificabile come il regno medievale di Kazan del XV-XVI secolo.

Secondariamente, si dice che lo Zar ha “recuperato gran parte della terra Russa” dagli Svedesi. Questo dovrebbe suonare piuttosto curioso, se seguissimo la storia di Scaligero e Miller. Se lo Zar Russo avesse sconfitto gli Svedesi, perché dovrebbe dire che ha “recuperato gran parte della terra Russa”? Dopo tutto, ci è stato insegnato che l’Europa Occidentale, inclusi gli Svedesi, non è mai stata parte della Russia o governata da Zar Russi. La nostra ricostruzione rende tutto chiaro: l’iscrizione si riferisce agli eventi del XVI secolo, quando lo Zar o Khan Russo (o Assiro, secondo la nostra ricostruzione) descritto nella Bibbia come Nebuchadnezzar, riuscì a sopprimere parzialmente l’ammutinamento nelle terre Occidentali del Grande Impero "Mongolo", ristabilendo il suo dominio su questi territori.

È anche ovvio che l’iscrizione non fosse gradita per qualche motivo agli editori della storia romanoviana. Lo strano scarabocchio alla fine della frase, ovviamente sostituisce la parte dell’antico testo cancellata. L’ultima riga del testo è probabilmente più corta di quella precedente e al centro, con spazi vuoti a destra e sinistra. La frase “Il primo ad essere incoronato e..” finisce chiaramente in un modo brusco; la congiunzione “e” indica che era seguita da qualche frase, che è stata brutalmente cancellata e rimpiazzata da uno scarabocchio senza significato, che ha lo scopo di far apparire il testo più simmetrico, ovviamente per nascondere le alterazioni.

Comunque, il fatto più interessante è che il nome dello Zar è un falso. Ritorniamo alla prima riga. Guardando più da vicino la fotografia (fig. 14.156), vediamo chiaramente una frase seminascosta sotto le parole “Ivan, Gran Principe di Russia”, che si può vedere particolarmente bene nello spazio vuoto tra le parole “Ivan” e “Russia”. Qualcos’altro stava scritto qui, un altro nome o titolo. Forse, “Khan Simeone”. Tuttavia, è difficile ricostruire la scritta cancellata. Non siamo riusciti a farlo, nonostante abbiamo passato parecchio tempo al museo. Ci vuole una lente di ingrandimento, condizioni di laboratorio ecc. Occorre anche una competenza particolare per analizzare lo strato di vernice sopravvissuto.

Ritratto dello zar Alexei Mikhailovich Romanov
Figura 14.157.
Ritratto dello zar Alexei Mikhailovich Romanov dalla chiesa
Raspyatskaya ad Alexandrovskaya Sloboda.

Il ritratto di “Ivan Vasilyevich” che abbiamo a nostra disposizione, ha evidenti tracce di falsificazione. L’iscrizione antica è stata cancellata e rimpiazzata da un’altra. Potrebbe essere stato manomesso anche il vero ritratto dello Zar?

Deve essere questa la ragione per cui i compilatori dell’album ([11]) e l’autore del libro ([1373]) decisero di lasciare l’“imbarazzante iscrizione” fuori e non includerla nelle fotografie del famoso ritratto: per evitare che i lettori si facessero domande non necessarie.

Ci sono altre stranezze intorno a questo ritratto. La persona rappresentata si presume sia Ivan il Terribile; ha delle caratteristiche distintive come un rientro sull’attaccatura del naso, vedi fig. 14.154. Tuttavia, vediamo un altro ritratto esposto nella vicina Chiesa Raspyatskaya, dello Zar Alexei Mikhailovich Romanov, vedi fig. 14.157. Vediamo che anche questo volto ha un rientro sull’attaccatura del naso; in generale, sembra che le facce dei due ritratti siano sorprendentemente simili. Il ritratto di “Ivan il Terribile” della Chiesa Uspenskaya, potrebbe essere in realtà quello dello Zar Alexei Mikhailovich datato a un’epoca più tarda, che gli storici romanoviani del XVII o del XVIII secolo decisero di usare per realizzare il ritratto dello “Zar Ivan il Terribile”, che sarebbe servito per rimpiazzare l’autentico antico ritratto dello Zar o Khan del XVI secolo. È possibile che abbiano semplicemente preso un ritratto di Alexei Mikhailovich, cancellata la scritta alla base e sostituito il nome con quello di Ivan Vasilyevich, cancellando un certo numero di parole e frasi “imbarazzanti” mentre erano al lavoro. Come abbiamo potuto constatare, non si sono preoccupati di fare le cose con cura; invece di pensare a qualche testo plausibile da mettere alla fine dell’iscrizione, i falsari hanno semplicemente cancellato alcune “parole pericolose”, rimpiazzandole con scarabocchi senza significato pensando fossero sufficienti allo scopo.

La Chiesa della Dormizione ad Alexandrovskaya Sloboda
Figura 14.158.
La Chiesa della Dormizione ad Alexandrovskaya Sloboda
(la moderna città di Alexandrov). Vedi anche [11].

Evidentemente, poche persone facevano attenzione a simili fenomeni nell’epoca dei primi Romanov e ancor meno osavano indagare sulla scrittura precedente o sulla ragione per cui lo Zar avesse improvvisamente cambiato nome. Tutto quello che capiamo oggi, è che una simile indiscrezione sarebbe difficilmente stata vista come lodevole all’epoca.

 

 

 

36. La scritta su una casula da mettere al collo del XVI secolo con il nome contraffatto di uno zar russo.

 

Il museo della Chiesa della Dormizione ad Alexandrovskaya Sloboda (fig. 14.158) ha in esposizione la cosiddetta “casula da mettere al collo” (ricamo del 1596. vedi [11], pag. 34, e [1373], pag. 114; anche fig. 14.159). Il ricamo rappresenta la scena Evangelica di Gesù Cristo che somministra la comunione con pane e vino ai suoi apostoli ([11], pag. 35). È circoscritto da una scrittura in filo dorato e argentato (vedi la striscia rettangolare nella fig. 14.159). L’intera iscrizione viene presentata in sei fotografie (figg. dalla 14.160 alla 14.164).

Dice quanto segue: “L’anno ЗРД (7104, o 1596), il regno dello Zar e Gran Principe [???] Ivanovich e la Zarina Irina, alla figlia del Principe Afanasij Andreyevich Nogayev, Principessa Eufemia”.

L’intera iscrizione è in perfette condizioni ad eccezione del nome dello Zar che è scomparso.

La veste monastica del 1596

Figura 14.159.
La veste monastica del 1596, un frammento.
Museo della chiesa Ouspenskaya ad Alexandrovskaya Sloboda.
Tratto da [11].
La veste monastica del 1596
Figura 14.160.
Frammento dell'iscrizione sulla veste. Inizio.
Fotografie scattate dagli autori nel 1998.
La veste monastica del 1596
Figura 14.161.
Continuazione della scritta sulla veste. Il nome dello zar russo è un
falso evidente; per il resto le scritte sono in buone condizioni.
Fotografia scattata nel 1998.
Frammento. La veste monastica del 1596
Figura 14.162.
Continuazione della scritta sulla veste.
Fotografia scattata nel 1998.
Frammento. La veste monastica del 1596
Figura 14.163.
Continuazione della scritta sulla veste.
Fotografia scattata nel 1998.

Figura 14.164.
Continuazione della scritta sulla veste.
Fotografia scattata nel 1998.

Le tracce che rimangono ci conducono alla convinzione che il reperto sia caduto in mano ai falsari. Qualcuno ha fatto il tentativo di lasciare delle false tracce del nome “Fyodor”, comunque il risultato non è per nulla plausibile. La prima parte del nome è abbozzata piuttosto rozzamente, con una coppia di punti individuali; le lettere alla fine del nome hanno una forma strana e sembrano alterate. Questo riguarda la penultima lettera, P, e particolarmente l’ultima lettera, A. Le due lettere precedenti sono totalmente mancanti, rimpiazzate da una strana chiazza (vedi fig. 14.161). Oggi non si può più immaginare la scritta originale.

Com’è che questo “implacabile tempo” sceglie di cancellare il nome di uno Zar Russo del XVI secolo lasciando il resto intatto? Potrebbero gli editori romanoviani del XVIII secolo aver lavorato al suo posto?

A proposito, la scritta è evidentemente in contrasto con la storia Russa raccontata oggi nei libri di testo romanoviani e milleriani. Ci si riferisce alla Principessa Eufemia menzionata nel testo come alla figlia del Principe Afanasij Andreyevich Nogayev. Comunque, l’unica Principessa Eufemia conosciuta nella storia romanoviana del periodo, si presume sia la figlia di Vladimir Sergeevic Staritskiy e Yedvokia Nagaya (vedi nell'indice alfabetico dei principi e principesse russe in [404]).

Comunque, l’iscrizione sulla casula dice Afanasij invece di Vladimir. Inoltre il soprannome Nagoi (Nagaya è la sua forma femminile) o, piuttosto, Nogayev, è portato dallo stesso Vladimir (o Afanasij?) Andreyevich, e non da sua moglie, come gli storici romanoviani cercano di suggerire oggi. L’impressione è di confusione totale. L’epoca in questione è piuttosto recente, la fine del XVI secolo; dovremmo conoscerla nei dettagli secondo la storiografia romanoviana.

A proposito, la sostituzione di Nogayev con Nagoy non è in alcun modo innocua, come appare a prima vista. Il nome Nogayev ricorda la famosa Orda Nogaiskaya, i cui ultimi resti furono distrutti dai Romanov nel XVIII secolo (il Conte Souvorov era il comandante di quell’esercito), laddove il nome “Nagoy” non conduce a simili “associazioni pericolose”.

Questa dev’essere la ragione per cui gli editori dei Romanov hanno rimpiazzato Nogayev con Nagoy, desiderando nascondere la relazione esistente tra gli Zar Russi e l’Orda Nogaiskaya.